Palermo, 16 feb. (Adnkronos) - (di Elvira Terranova) - Mostra per la prima volta in un video, postato in una diretta Facebook, le fotografie del padre con la testa spappolata e la pistola tra le dita, che sfiora il grembo. A 25 anni dalla sua morte. E parla di una “borsa sparita” contenente "documenti importanti sulla trasferta negli Usa" con il boss Gaetano Badalamenti, delle “stranezze” di una pistola impugnata sul grembo, di un'ogiva “probabilmente falsa”, di “uno sparo non sentito” e una lettera d'addio "messa in auto solo dopo lo sparo, sul lato passeggeri". Un mistero dietro l'altro, dietro la morte del maresciallo Antonino Lombardo, il sottufficiale del Ros trovato con la testa insanguinata nella sua auto, nel marzo 1995, all'interno della caserma dei Carabinieri 'Bonsignore' di Palermo. Ufficialmente morte per suicidio. Ma il figlio del maresciallo, Fabio Lombardo, non ha mai creduto alla pista del suicidio e alla vigilia del 25esimo anniversario della morte del padre decide di mostrare, per la prima volta, le fotografie del padre morto. Per evidenziare "delle anomalie", "come ad esempio - dice nella diretta - l'impugnatura della pistola. Sul grembo. Con le dita attorno alla pistola. Solo una delle tante stranezze", dice Fabio Lombardo.
Che se la prende con "un'antimafia parolaia che è peggio della mafia" e ne ha per tutti, anche per gli inquirenti che si occuparono del caso mai risolto. E' stanco, Fabio Lombardo, "di cercare verità sulla morte di mio padre". Piange, e non nasconde le sue lacrime, la sua rabbia. E inizia a snocciolare "tutte le lacune" di una vicenda ancora piena di misteri. E di buchi. A partire dal "buco dalle 20.30 alle 22.30 della sera del 4 marzo 1995". Quando Lombardo venne trovato senza vita nella sua auto. Alcuni militari dell'Arma che vengono sentiti successivamente dicono di non avere sentito alcuno sparo, "pur stando molto vicini all'auto". Chi, invece, sente lo sparo è il 'capitano Ultimo', il colonnello Sergio De Caprio, l'uomo che due anni prima aveva arrestato il boss mafioso Totò Riina.