Palermo, 15 ago. (Adnkronos) - I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un provvedimento di fermo, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque persone, alle quali sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio aggravato, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali, tutti in concorso e aggravati dal metodo mafioso, al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.
"L’intensa e rapida attività di indagine, che si è avvalsa anche di dichiarazioni acquisite nell’immediatezza da coindagati, ha consentito di ricondurre il duplice omicidio e i tentati omicidi dello scorso 8 agosto in Librino ad una ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il gruppo dei “Cursoti Milanesi” e il clan “Cappello” - dicono gli inquirenti - Infatti, secondo quanto emerso, la vicenda ha avuto inizio il 7 agosto, quando Carmelo Di Stefano dei “Cursoti Milanesi”, a seguito di contrasti personali insorti nel passato e presenti ancora oggi, ha organizzato una vera e propria spedizione punitiva presso l’esercizio commerciale di Gaetano Nobile (quest’ultimo anch’egli persona sottoposta ad indagine), il quale aveva la peggio venendo colpito ripetutamente anche con caschi moto unitamente ad altri due, rispettivamente deceduto e ferito in occasione dell’evento dell’8 agosto".
Al riguardo, si è appurato che Nobile, al fine di giungere ad un definitivo chiarimento con Di Stefano, "richiedeva l’intervento di soggetti appartenenti al clan “Cappello” e da qui scaturiva l’incontro dell’8 agosto di circa 20 persone, tutte a bordo di motoveicoli e scooter, nonché la decisione di recarsi nelle zone di pertinenza dei “Cursoti Milanesi” per rintracciare Di Stefano e gli altri partecipanti al raid del giorno prima presso il mini market di Nobile ed ottenere spiegazioni su quanto accaduto".