Roma, 22 ott. (Adnkronos) - "Io non concordavo con Quota 100 e non verrà rinnovata, ora occorre assicurare una gradualità nel passaggio a quella che era una normalità". Diretto, come è sua abitudine, il premier Mario Draghi lo dice con estrema chiarezza in conferenza stampa a Bruxelles: una delle bandiere della Lega, in scadenza a fine anno - la riforma delle pensioni varata dal governo gialloverde per superare la legge Fornero, da sempre nel mirino di Matteo Salvini - verrà smantellata. Ora bisogna solo capire come fare, senza incidere su equilibri di maggioranza innegabilmente precari.
Già nella riunione del Consiglio dei ministri di martedì scorso, che ha dato il via libera al Documento programmatico di bilancio, la Lega aveva frenato, esprimendo una "riserva politica" sul nodo pensioni che era stato così messo in stand-by. La proposta del governo -trasformare quota 100 in quota 102 nel 2022 e quota 104 nel 2023- non aveva convinto affatto i leghisti, che avevano preso tempo. Ma nel Dpb, per gli interventi sulle pensioni, figuravano un miliardo e mezzo di euro per tre anni, il che lasciava poco spazio all'immaginazione riguardo alle vie d'uscita percorribili, non ultima quella di virare su quota 103 per i due anni interessati, soluzione caldeggiata nelle ultime 24 ore.
Ma, a quanto apprende l'Adnkronos da fonti di governo, proprio per evitare incidenti e non scontentare una Lega 'nervosa', l'esecutivo starebbe cercando risorse aggiuntive da inserire in manovra. Un miliardo in più che, aggiunto all'1,5 mld già nel Dpb, consentirebbe soluzioni più digeribili per il Carroccio. Tra queste, quella sulla quale spingerebbero i leghisti nelle ultime ore prevedrebbe il ricorso a quota 102 per il 2022 e 2023, con l'aggiunta di un potenziamento degli 'scivoli' per i lavoratori delle pmi. (di Ileana Sciarra)