Parigi, 9 lug. (Adnkronos) - Un fallimento operativo al quale si aggiungono costi eccessivi e enormi ritardi. Arriva dalla Corte dei Conti francese un giudizio particolarmente critico sul reattore nucleare Epr di Flamanville, in Normandia, e la cui costruzione iniziata nel 2007 avrebbe dovuta essere terminata nel 2012 per un costo complessivo previsto di 3,4 miliardi di euro. Ora il colosso energetico transalpino Edf punta a completare l'opera nel 2023. Il costo complessivo, invece, sostiene la Corte dei Conti francese in un rapporto pubblicato oggi, il costo complessivo dovrebbe raggiungere i 19,1 miliardi di euro.
"E' un rapporto severo ma credo giusto. Fa un'analisi precisa: quello del fallimento operativo dell'Epr di Flamanville. Eppure questo progetto di reattore, il primo di una serie, è di un'importanza considerevole. D'altronde la nostra analisi non condanna questa tecnologia", sottolinea in un'intervista a 'Le Monde' il neo presidente della Corte dei Conti francese ed ex Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. "In causa sono il processo, i metodi, i finanziamenti e anche le capacità tecniche della filiera", sottolinea Moscovici che punta in particolare il dito sui ritardi enormi e su dei costi "più che triplicati" rispetto al progetto iniziale. "Edf ha sovrastimato le capacità della filiera nucleare e ha sottostimato i costi e l'ampiezza del progetto".
E a pagare questi errori saranno i consumatori e contribuenti. "A pagare il prezzo saranno i consumatori e i contribuenti. L'aumento dei costi di costruzioni produce un aumento dei costi di produzione che sono stimati dalla Corte dei Conti per Flamanville in 110-120 euro per mwh, ossia quasi il doppio rispetto ad un altro reattore nucleare attivo in Francia", sottolinea Moscovici.