Pordenone, 8 mag. - (Adnkronos) - I cinque "Quaderni rossi" di Pier Paolo Pasolini (ora di un colore rosa sbiadito, e un paio senza copertina), sono esposti per la prima volta a Casarsa della Delizia (Pordenone) nella mostra che conclude le celebrazioni per i 75 anni dalla nascita di quella straordinaria esperienza poetica che fu l'"Academiuta di lenga furlana", raccontando, come mai era stato fatto fino ad oggi e in modo completo gli anni friulani del futuro scrittore e regista.
Si tratta del diario intimo e sentimentale - scritto a penna su cinque quaderni scolastici dalla copertina rossa - che Pasolini iniziò nella primavera del 1946 e al quale confidò un tormentato monologo interiore, un'autoanalisi in cui affrontò finalmente senza pudori il suo "destino di non amare secondo la norma". L'autore li affidò al giovane Nico Naldini nel momento della sua precipitosa fuga a Roma con la madre Susanna. Il cugino li conservò in un cassetto segreto, per poi dimenticarsene e solo dopo la morte di Pasolini ampi stralci del diario furono resi noti dallo stesso Naldini, prima nel volume "Poesie e pagine ritrovate" (1980) e successivamente nella biografia "Pasolini, una vita" (1989).
Nella mostra "L'Academiuta e il suo 'trepido desiderio di poesia'. Gli anni friulani di Pasolini" (aperta da domenica 9 maggio al 3 ottobre 2021 a Casa Colussi, sede del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, che ha organizza) ci sono manoscritti - versi, prose, testi teatrali ma anche scambi epistolari - che portano nuova luce sul periodo friulano di Pasolini, sia perché evidenziano aspetti della sua poetica fino a oggi non affiorati, per esempio sulla sua conoscenza della letteratura popolare friulana prima e durante la stesura di "Poesie a Casarsa", o perché rivelano aspetti più intimi che non erano ancora stati messi a fuoco con chiarezza.