Nel mese appena passato lo S&P500 è salito nell’81% delle sedute: un comportamento strepitoso, se si considera che dal 1993 soltanto altre sei volte la manifestazione di sedute positive nell’arco di un mese ha superato il 75%.

Nonostante una chiusura marginalmente negativa dopo ben sei sedute dal saldo positivo; lo S&P500 archivia il miglior mese di agosto dal 1984; allo stesso tempo producendo in questa estate giugno-agosto il miglior bilancio degli ultimi ottant’anni.

Altro che “Sell in May and go away”. Questa straordinaria performance non è certo priva di effetti; ne contiamo almeno due: anzitutto, come riportato nello studio pubblicato ieri pomeriggio, un saldo a doppia cifra percentuale nel citato arco di tempo, produce una ben precisa dinamica nei mesi a venire, che sarà bene assecondare operativamente.

In secondo luogo, un mercato azionario tonico alla vigilia delle elezioni presidenziali, spiana la strada al candidato correntemente in carica. Come quattro anni fa, quando una Wall Street in disarmo piegò alla vigilia le chance di elezione del candidato espresso dal partito alla Casa Bianca; così oggi l’attuale inquilino di Pennsylvania Avenue gode dei favori del pronostico che conta. Non a caso i siti di scommesse stanno prontamente rivedendo le quotazioni e le conseguenti probabilità di successo di Trump.

Sarà difficile disperdere in poco più di due mesi un patrimonio del 7%. Con la volatilità di questi tempi, anzi, ci sembra impossibile; tanto più che non è affatto detto che il mercato azionario perda terreno nei prossimi due mesi. Il momentum è l’unico game in town: più di stagionalità, ampiezza di mercato o temi di investimento (FANG et similia). Nel mese appena passato lo S&P500 è salito nell’81% delle sedute: un comportamento strepitoso, se si considera che dal 1993 soltanto altre sei volte la manifestazione di sedute positive nell’arco di un mese ha superato il 75%. Nel Rapporto Giornaliero di oggi ci soffermiamo sugli effetti per i mesi a venire di questo setup.

Alla vivacità degli indici americani fa da contraltare l’esitazione delle piazze azionarie europee. Piazza Affari ieri ha chiuso in vistoso territorio negativo, zavorrata dal settore bancario: da una diecina di giorni vistosamente sottoperformante rispetto all’omologo continentale. L’Eurostoxx si è difeso meglio, ma ci si chiede quando (se) inizierà a recuperare il terreno perduto rispetto al più blasonato omologo d’Oltreoceano.

Sempre il rapporto di oggi fornisce una risposta. È raffigurata la differenza fra i tassi di variazione annuale dei due indici “atlantici”. Il gap per l’Eurostoxx50 sfiora il -25%, a ieri. Evidentemente la casistica non è così ampia, ma negli ultimi dieci anni i precedenti sono sempre stati registrati in un momento cruciale dei listini azionari delle due sponde dell'Atlantico.