L'anno scorso, malgrado la linearità della crescita, fattori esogeni di disturbo hanno contribuito a mantenere lontani gli investitori, che alla fine hanno perso una eccellente opportunità per aggiungere fieno in cascina. Quest'anno, malgrado una qualità indiscutibilmente inferiore, c'é stata la fila per entrare, con risultati alquanto deludenti.

Impressionante la reazione mostrata ieri dagli indici di Wall Street, che riescono ad inanellare per due sedute di fila un rally superiore all'1.5% nell'ultima ora di contrattazioni: non accadeva dall'autunno del 2008. A prescindere dal segno con cui quest'anno andrà in archivio, non c'è dubbio che il 2018 abbia riportato volatilità ed incertezza sui mercati. Non che la cosa faccia piacere a tutti: l'anno scorso, malgrado la linearità della crescita, fattori esogeni di disturbo hanno contribuito a mantenere lontani gli investitori, che alla fine hanno perso una eccellente opportunità per aggiungere fieno in cascina. Quest'anno, malgrado una qualità indiscutibilmente inferiore, c'é stata la fila per entrare, con risultati alquanto deludenti.

L'aspetto sconveniente, in ottica bullish, è che pur sperimentando un vistoso ipervenduto - ieri soltanto il 5% delle società quotate nel MSCI Euro vantava un posizionamento al di sopra della media mobile a 50 giorni - non si registra ancora quella definitiva capitolazione che precede i minimi che contano. Questo vale in particolar modo per Piazza Affari, ove il Panic Index si mantiene tuttora a doppia cifra. Naturale che il ribasso provochi pessimismo, ma siamo ben lontani da condizioni estreme. Sicché la penetrazione del supporto a 18400 punti, vista ieri, promette di conoscere un seguito nelle settimane a venire.