Wall Street ha concesso a chi ne denunciava l’insostenibilità del rialzo, l’opportunità per entrare a sconto. Dopotutto, se lo S&P500 era conteso a 3150 punti, deve essere un affare a 3070 punti, giusto?

È abbastanza facile scorgere le motivazioni tecniche dell’aggiustamento degli ultimi due giorni sui mercati azionari. Anzitutto, l’anomalia registrata negli Stati Uniti nel mese di novembre: quando, pur in un contesto di fondo rialzista, sono cresciute allo stesso tempo le società sui massimi, e quelle sui minimi. Una pre-condizione che ha alimentato e formalizzato un famigerato setup, noto come Hindenburg Omen, attivatosi ben sei volte in un ristretto arco di tempo. Ci siamo già soffermati sul Rapporto Giornaliero sulle implicazioni di questa sequenza, per cui non ci ripeteremo.

In secondo luogo, il declino delle ultime 48 ore trova alimentazione in una eccessiva compressione della volatilità. Soprattutto, in un posizionamento estremo da parte dei fondi speculativi, short come non mai. Il bisogno urgente di ricoprire posizioni in pesante perdita ha alimentato le vendite sul sottostante, è l’ipotesi più accreditata.

Sta di fatto che Wall Street ha concesso a chi ne denunciava l’insostenibilità del rialzo, l’opportunità per entrare a sconto. Dopotutto, se lo S&P500 era conteso a 3150 punti, deve essere un affare a 3070 punti, giusto?

Storicamente paga quasi sempre, e abbastanza nell’immediato, comprare la prima (e spesso unica) settimana negativa di dicembre. L’analisi stagionale proposta sul rapporto alcuni giorni fa, fornisce la tempistica esatta del momento in cui gli indici azionari dovrebbero definitivamente ripartire verso l'alto. Anche alla luce dell'eccesso di ottimismo che si era manifestato in precedenza. Come si ricorderà, il Fear&Greed calcolato da CNN Money si era spinto oltre la soglia del 90%.