Wall Street nel frattempo sta seguendo docilmente la prescrizione del modello previsionale, basata sul comportamento eccezionale del segmento ad alto rendimento dei corporate bond americani.

Nessuno si aspettava novità dal fronte dei tassi ufficiali negli Stati Uniti; ma quantomeno parole, da parte del governatore Powell, che potessero suggerire una previsione meno offuscata circa il costo ufficiale del denaro. Alla fine, il governatore della Federal Reserve ha minimizzato il raffreddamento dei saggi di inflazione, precisando al contempo che la variazione dello status quo interverrà soltanto a fronte di dati macro diversi – in un senso o nell’altro – da quelli correnti.

Una manifestazione di indecisione che non è stata salutata con favore dal mercato. Wall Street, che fino a quel momento aveva tenuto, ha svoltato bruscamente verso il basso, producendosi in un bearish engulfing che fa tremare i polsi ai trader. L’ultimo episodio analogo in effetti risale ad inizio marzo, e fu seguito da quasi una settimana di ripiegamento, prima della ripartenza degli indici USA.

Pressoché tutti i modelli previsionali in nostro possesso, nell’anticipare il rialzo di questi primi quattro mesi dell’anno, segnalano ora il fisiologico bisogno di ripiegamento; di riallineamento rispetto al percorso ottimale. Quelli più recenti confermano la possibilità di qualche giorno di riflessione. È il caso del modello basato sulla performance eccezionale fatta registrare fino ad ora dal segmento “high yield” dei corporate bond americani.

Come si ricorderà, in termini total return l’indice in questione viene da un progresso superiore al 5% a metà aprile. Una straordinaria performance, riuscita soltanto altre 11 volte dal 1987 in poi. Ci si chiedeva se e in che misura questo andamento avesse potuto disturbare l’evoluzione di Wall Street. La figura riproposta nel Rapporto Giornaliero di oggi aggiorna il confronto fra l’andamento atteso nei prossimi mesi, e la dinamica sperimentata da Wall Street dal 16 aprile in poi.