Nell'ultimo anno i massimi storici sullo S&P500 sono migliorati ben 36 volte: tanto? poco? Soprattutto, cosa è successo al mercato nei mesi successivi? ha ragione chi teme questa circostanza? o, al contrario, è un invito a farsi più impegnati?

Una significativa fetta di investitori è affetta da una misteriosa patologia: l’acrofobia finanziaria. Tende ad essere contagiosa, e si manifesta come timore per il conseguimento di massimi assoluti da parte dei mercati azionari. Sullo S&P500, questo evento è stato registrato 36 volte soltanto negli ultimi dodici mesi, 243 volte da quando quasi undici anni fa lo S&P ha iniziato il suo cammino rialzista. In media di una volta ogni 11 sedute.

Eppure, ogni volta la reazione è sempre la stessa: rifiuto della realtà, percezione distorta, rifugio nella approvazione di chi è affetto da analoga sindrome, elencazione dei motivi per cui la lieta circostanza dovrebbe essere rigettata come innaturale, adozione di comportamenti ispirati all’autolesionismo. E sì che di motivi per vendere, plausibilissimi, il mercato in questi anni ne ha sempre offerti.

Un esame rigorosamente oggettivo come sempre consente di ottenere un vantaggio. Il Rapporto Giornaliero di oggi mostra tutti i casi in cui nell’arco di un anno almeno 36 massimi storici, appunto, sono stati raggiunti da parte dello S&P500, come occorso di recente. Naturalmente la casistica non è così ampia: dal 1980 si registrano altri quattro precedenti. Ma è sensazionale ammirare il comportamento successivo da parte del mercato azionario. Speriamo soltanto che non se ne accorga nessuno.