Finisce l'idillio tra l'economia, il mercato e gli investitori globali? La seconda settimana di maggio sui mercati inizia in modo turbolento. Per capirne di più facciamo il punto della situazione.

L'economia USA continua a crescere. Il PIL è atteso in crescita del 2,4% nel 2019: a inizio anno si stimavano numeri inferiori, ma l'ammorbidimento della politica monetaria della Fed, con il ritmo meno incalzante della normalizzazione dei tassi e alcune congiunture favorevoli hanno aiutato a posticipare ulteriormente il rallentamento: ora nel 2020 è attesa una crescita dell'1,9% e dell'1,8% nel 2021. L'inflazione è attesa all'1,9% nel 2019, 2,1% nel 2020 e 2,1% nel 2021. Continuano a crescere i nuovi occupati, + 263.000 in aprile 2019, e la disoccupazione è scesa al 3,6% dal 3,8. La Federal Reserve, dicevamo, ha rallentato il ritmo del suo ciclo di rialzo dei tassi: nel 2019 è atteso dal consenso un solo ulteriore rialzo, ma alcuni pensano che i tassi resteranno invariati nel corridoio 2,25-2,50%, e aderisco a questa ipotesi. Qualcuno parla persino di un taglio dei Fed Funds, con argomentazioni tecniche non del tutto surreali. In ogni modo, un bias non fortemente restrittivo della politica monetaria della Fed è una buona notizia per tutto il mondo, soprattutto per i mercati emergenti, spesso fortemente indebitati e molto sensibili ai tassi americani.

In Europa ci sono come al solito due velocità. Mentre la Germania e i paesi più efficienti, ai quali si è unita persino la Spagna, continuano a crescere a ritmi sostenuti, l'Italia stenta ma tutto sommato resiste e migliora. L'Eurozona vede una crescita attesa all'1,1% nel 2019, 1,4% nel 2020 e 1,4% nel 2021. L'Italia si entusiasma per un +0,2% trimestrale annunciato a fine aprile, che è pochissima cosa, ma è da considerare un risultato positivo per un paese strutturalmente compromesso come l'Italia.