L'inflazione di Eurozona è attesa all'1,3% nel 2019, 1,4% nel 2020 e 1,7% nel 2021: solo nel 2021 verrebbe dunque avvicinato il target della BCE di un tasso vicino ma inferiore al 2%. Anche i tassi della BCE sono attesi stabili perlomeno sino alla fine del 2019, ma non vediamo come potranno essere alzati anche nel 2020.

C'erano forti attese per un accordo sulla guerra commerciale tra Cina e USA. Questo accordo in realtà è impossibile. Il tema dei dazi è solo parte di un confronto molto più ampio. E così è bastata l'ennesima minaccia del presidente americano a innescare negatività e paura sui mercati. Nelle ultime settimane avevamo visto solo una tregua temporanea, una pace armata che pure, in quel momento, sembrava sufficiente per alimentare ulteriormente la spinta rialzista sui mercati azionari. Ora invece, nel breve, in condizioni di incertezza i mercati sono scesi e scenderanno ancora, attuando un brusco repricing del rischio geopolitico.  Sul tema dei dazi si andrà avanti così per molti mesi, forse anni, nell'incertezza, fra possibilità sventolate di accordo e violenti disinganni. Nessuno ha interesse a far degenerare lo scontro, per ora, ma nessuno cederà e dunque un accordo totale è impossibile.

C'erano timori per un rallentamento della Cina, che in effetti da ritmi di crescita al 10% è scesa in pochi anni al 6%, e qualcuno pensava anche a un ulteriore calo. Invece il governo cinese ha fronteggiato questa situazione offrendo agevolazioni fiscali e una facilitazione del credito, riportando un clima di ragionevole ottimismo.

Altre criticità emergono dal quadro geopolitico, in vari punti nevralgici del pianeta.  I due punti più critici sono il tentato golpe e la probabile guerra civile in Venezuela, ricco di enormi riserve di petrolio che qualcuno vorrebbe usare per compensare la minore offerta di crude oil dell'Iran, colpito da sanzioni, e il nuovo capitolo della guerra tra Israele e palestinesi, altro problema senza nessuna soluzione possibile.