Nel frattempo il Dow Transportation si accinge ad aggredire i massimi che resistono da più di due anni e mezzo. Dovesse riuscire il breakout rialzista, verrebbe meno la divergenza intermarket a cui sono aggrappate le residue speranze degli Orsi.

Tanto per non perdere l’abitudine, gli indici americani conseguono nuovi massimi storici in termini di S&P500 e Nasdaq. Il Dow Jones Industrial dista un migliaio di punti dal picco di febbraio, mentre il meno popolare ma non per questo irrilevante Transportation, è in procinto di abbattere la linea che connette i massimi – lievemente discendenti – in essere dal 2018. Avendo mancato di confermare la vitalità del “fratello maggiore” in questi due anni e mezzo, un nuovo picco su questo fronte finirebbe per togliere agli Orsi non poche argomentazioni, rimuovendo la divergenza intermarket in essere da tempo.

Il dollaro continua ad essere realizzato, e questa per gli investitori è una buona notizia: non solo perché la divisa americana è considerata asset rifugio in tempi di turbolenza geopolitica; ma anche perché, venendo da ben cinque mesi negativi di fila – peggiore sequenza dal 2017 – ulteriori sacrifici confermerebbero la tendenza negativa (ieri ci siamo distanziati di oltre il 10% dal massimo di febbraio: siamo ufficialmente in correzione) e favorirebbero non poco proprio i listini azionari.

Nella storia ultra cinquantennale del Dollar Index, difatti, si contano ben 17 precedenti di declino per cinque mesi consecutivi da parte del biglietto verde. Se la sequenza terminasse qui, il dato sarebbe irrilevante; ma se, al contrario, si prolungasse per almeno un mese – o anche più – lo S&P500 avrebbe ulteriori motivi per festeggiare: in circostanze analoghe, la borsa americana si è apprezzata (ulteriormente) a distanza di un anno, in tutti i casi tranne due (una volta ha ceduto dopo dodici mesi appena l’1.5%).

Il fatto che il dollaro abbia perso terreno ad agosto, mese tradizionalmente benigno per il biglietto verde, fa ben sperare per il prosieguo del bull market.