A Piazza Affari c’è un gap lasciato aperto nella parte finale del recente rialzo: colmarlo prima eventualmente di ripartire consentirebbe di riparare le crepe venutesi recentemente a creare nella struttura tecnica del mercato.

Auspicabilmente, nelle prossime ore assisteremo alla sollecitazione del supporto offerto dal long stop giornaliero. Stiamo parlando evidentemente della borsa italiana, con il FTSE MIB incerto di fronte ad una barriera di notevole spessore tecnico quale è quella a 22000 punti. Comprensibile il disorientamento di fronte a questo ostacolo; alimentato oltretutto da una vistosa divergenza bearish che ad un certo punto ha scoraggiato i più.

Vedremo se si ripeterà lo schema di inizio marzo, con il ripiegamento che consentì ai Tori di prendere fiato, e di ripartire rinfrancati dal test del citato supporto dinamico. C’è un gap lasciato aperto nella parte finale del recente rialzo: colmarlo prima eventualmente di ripartire consentirebbe di riparare le crepe venutesi recentemente a creare nella struttura tecnica del mercato.

Anche Wall Street batte in testa. Fisiologicamente, interessata com’è da un evidente ipercomprato e da una stagionalità impegnativa fino a metà mese. Anche i modelli previsionali, come detto, contemplerebbero una fisiologica pausa, prima della ripresa dell’arrampicata. A marzo, per esempio, ci siamo soffermati su un comportamento estremo da parte di un settore di mercato: le Utility, con i 2/3 delle società incluse nel paniere talmente tirate da posizionarsi sui massimi annuali.

Storicamente, questo setup è bearish per il settore, che ripiega sotto il peso di una correzione sacrosanta e doverosa. L’argomentazione che proponemmo, due settimane fa, è che se lo S&P Utility è destinato a perdere terreno, di riflesso lo S&P500 dovrebbe avvantaggiarsene.