Piazza Affari chiude in territorio negativo per la sesta seduta consecutiva, limitando però al contempo i danni. Un'azione così poco incisiva dei venditori farebbe pensare ad una scarsa efficacia delle vendite nel piegare le convinzioni dei Tori.

Con quella di ieri, sono ben sei le sedute di fila che hanno visto l’indice MIB ripiegare. Un dato in sé non così eclatante, sebbene l’ultimo episodio, risalente ad ottobre 2018, sia coinciso con un minimo provvisorio sul quale Piazza Affari avrebbe costruito la brillante ripartenza dell’anno successivo.

La sequenza in esame incuriosisce per il calo complessivamente misurato fatto registrare nel frattempo: poco più del 4%. La casistica diventa così ben più rarefatta: appena altri sei episodi, dal 2000 ad oggi, di successione di sei sedute negative, dal saldo complessivo non inferiore al -5%; di cui l’ultimo caso risalente a novembre 2017. Sinceramente, una rapida occhiata rivela come tutti gli episodi riscontrati abbiano sperimentato un seguito alquanto discutibile: al di là di un rimbalzo che non ha mai tardato molto a manifestarsi, nuovi minimi sono sempre intervenuti, nel medio e talvolta anche e soprattutto nel lungo periodo. Per fortuna la casistica è abbastanza contenuta da non indurci a generalizzazioni; ma ciò perlomeno suggerisce come non sempre un’intuizione logica trovi il riscontro dell’esame statistico.

Wall Street nel frattempo continua a consolidare attorno al massimo fatto registrare dallo S&P500 lo scorso 8 giugno (rispetto a quel picco, il Nasdaq si trova ben oltre, mentre il Dow Jones risulta attardato). La stagionalità impegnativa fino ad ora è riuscita soltanto a contenere l’avanzata dei corsi; non ad indurne il ripiegamento. Merito probabilmente di una Federal Reserve ben disposta verso il mercato, al quale verosimilmente concederà ancora una volta l’ultima e autorevole parola in merito ai tassi di interesse. Ieri Powell ha svolta il compitino di prassi, di fatto rimandando all’autunno le novità in materia di politica monetaria. Si discute sempre più di Yield Curve Control; come se, come esaminato qui ieri, non fosse un tema già entrato nello strumentario di fatto della banca centrale americana.

A giugno ci siamo soffermati sulla straordinaria performance del Summation Index: riuscito a salire oltre i 1400 punti, dopo essere sceso in territorio infimo non più di due mesi prima. Venendo da un oggettivo estremo, un’ampiezza così consistente rappresenta il più delle volte un “calcio d’inizio” a favore del bull market: è come se si conseguisse la velocità di fuga necessaria per vincere la forza di gravità e salire in orbita.

Questa volta l’esame rigoroso ha confortato non poco i Tori: l’esame storico ha consentito di individuare una casistica, il cui seguito, raffigurato nel Rapporto Giornaliero di oggi; è stato fino ad ora ben assecondato dal mercato azionario americano. Confidiamo nell'efficacia previsiva della mappa di cui ci siamo dotati, per le settimane a venire.