Il Weekly Economic Index calcolato dalla Federal Reserve implica una variazione attualizzata del PIL americano del secondo trimestre nell’ordine del -35%, dopo il -5.05% del primo quarto: non proprio una prova schiacciante di ripartenza della congiuntura.

Le avvisaglie della vigilia sono state rispettate: la sollecitazione della media mobile a 200 giorni, un reiterato setup di esaurimento del rialzo, il Panic Index ai minimi termini e un certo disallineamento rispetto alle indicazioni del modello previsionale; hanno congiurato a favore di un vistoso declino, da parte di Piazza Affari, nelle sedute più recenti.

Le vendite non hanno risparmiato Wall Street, che nella sola seduta di giovedì è arrivata a perdere il 6%: per complessivi 2 trilioni in meno di capitalizzazione. Il Weekly Economic Index calcolato dalla Federal Reserve implica una variazione attualizzata del PIL americano del secondo trimestre nell’ordine del -35%, dopo il -5.05% del primo quarto: non proprio una prova schiacciante di ripartenza della congiuntura economica dopo un lockdown che inquietante si profila nuovamente all’orizzonte.

Trader e investitori in effetti oggi si chiedono se il saldo della passata ottava sia sufficientemente ampio da costruire quella opportunità di ingresso a basso rischio, tanto auspicata fino a pochi giorni fa e ora finalmente concretizzatasi; o se non sia al contrario l’inizio di una nuova fase di insofferenza.

Gli analisti tecnici fanno rilevare la formazione ad isola manifestatasi in prossimità del picco di alcuni giorni fa, e la vistosa presenza di un gap down del tutto simile a quello immediatamente successivo al massimo di febbraio. Il cedimento del supporto a 3000 punti condurrebbe alla successiva proiezione enunciata nel rapporto di oggi: da lì potrebbe partire una reazione più convincente; ma la borsa USA appare abbastanza vulnerabile nel breve periodo, per i motivi già esposti.

Tornando a Piazza Affari, il gap down di giovedì segue oltretutto l’esemplare conseguimento di un target attorno a 20.000 punti di indice FTSE MIB: qui il rialzo rintracciava la metà del crollo di febbraio-marzo, con lo spunto partito a metà maggio che sempre lì eguagliava il primo rialzo dopo il minimo di tre mesi fa. Fisiologica una reazione verso il basso, e diremmo pure benvenuta onde conseguire il riallineamento rispetto alle previsioni basate sull’ormai arcinoto setup del 19-20 maggio scorso.