Rotazione settoriale e utili diffusamente migliori delle attese, compensano i timori per la pandemia e per le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. In Italia urge un cambio di passo macro per superare lo stallo degli ultimi quattro-cinque mesi.

Come nelle coalizioni di governo, in cui falchi e colombe si affrontano a muso duro nella definizione delle misure da adottare per contenere il dilagare della pandemia; inevitabilmente analogo scontro si manifesta sui mercati finanziari e azionario in particolare: crocevia di umori e sentimenti di opposto segno.

Da un lato, le incertezze per l’imminente contesa elettorale, i timori di doccia gelata per l’economia a fronte delle inevitabili misure di chiusura delle attività; dall’altro, la convinzione negli Stati Uniti che sia meglio un massiccio stimolo fiscale domani di un simbolico pacchetto di nuovi aiuti, oggi. Senza considerare le notizie incoraggianti provenienti dall’economia.

Perché è vero che il quarto trimestre si sta aprendo male, come da qualche settimana suggerisce la pendenza negativa degli indici delle sorprese macro; con JP Morgan per dirne una che venerdì ha tagliato di un punto al +2.5% la previsione di crescita annualizzata dell’Eurozona nel Q4. Ma è altresì vero che, stando alle prime trimestrali pubblicate negli USA, ben l’85 percento delle società ha annunciato risultati – fatturato e utili – superiori alle stime degli analisti.

D’altro canto il mercato non sconta alcuna calamità: fra settembre e ottobre lo S&P registra una performance del -0.5%. Negativa, certo, seppur di misura; ma ben poca cosa rispetto al -24% registrato nel bimestre che precedette le elezioni del 2008, nonché rispetto al -5.8% che preannunciò il drammatico stallo del 2000.

Si assiste inoltre ad una confortante rotazione settoriale, con il FANGMANT Index in declino da tre sedute di fila, a fronte di una vistosa tenuta da parte del Russell2000. Dell’ampiezza di mercato ci siamo già occupati.

Parlando di indici CESI delle sorprese macroeconomiche, è doveroso (ogni tanto) soffermarsi anche sull’indice che misura la dinamica del confronto fra aspettative e realtà in Italia. Dopo il collasso dell’economia nel II trimestre, era scontato confidare in un rimbalzo nel quarto appena concluso: il massimo storico raggiunto dal CESI all’inizio di agosto (353 punti, il doppio rispetto al precedente record di dieci anni prima), oltre a preannunciare una variazione record nel terzo trimestre, avendo trascinato con sé la performance di Piazza Affari.

Ma questo equivale ad osservare la realtà dallo specchietto retrovisore. Il CESI è in declino da oltre due mesi, e l’andamento della borsa italiana ne ha fatto le spese: con la performance del FTSE MIB vistosamente azzeratasi. Affinché il corrente stallo possa essere superato verso l’alto, è necessario che i dati economici che sopraggiungeranno, si rivelino nuovamente migliori delle aspettative. Una impresa non facile.