L’anatomia dei bear market storici induce a ritenere che da questi livelli si possa sviluppare una reazione, un rimbalzo: inutile tanto per i trader – a meno che si ragioni nel brevissimo – quanto per i malcapitati investitori.

Sembra di vedere uno di quegli action movie hollywoodiani, in cui il nostro malcapitato si trova su un ponte di assi di legno marcio, vacillante a strapiombo su un burrone, mentre tenta disperatamente di guadagnare la salvezza. Solo che nel nostro caso non c’è la bella di turno, e non è stato ancora scritto il lieto fine.

Diversi indici di primaria rilevanza sono reduci da rotture di rilevanza strategica. Se da un lato non manca chi punta alla seduta di ieri come a quella della capitolazione, della trappola per Orsi – che però dominano incontrastati – e del minimo perlomeno provvisorio; dall’altro ci sono indici che hanno appena conseguito un’inversione di tendenza ultradecennale. Il Benchmark Basket Index, complice la liquidazione di massa del reddito fisso di ieri, ha chiuso sotto un argine storico.

Altri indici invece si trovano in questa posizione infelice e precaria; il che non nega la gravità della situazione, ma lascia trapelare la possibilità di una manciata di sedute di rifiatamento, prima che la lettera torni a colpire. È il caso ad esempio del nostro mercato. Soltanto un mese fa si commentava sull’All Share Italia Total Return Index lo sfondamento verso l’alto della parete superiore del canale ascendente storico: un evento irrazionale e alla lunga insostenibile, come si rilevò all’epoca, destinato ad un gramo destino.

Le quotazioni sono rapidamente rientrate all’interno del canale, sfondando in direzione opposta alcuni giorni fa; salvo trovare provvidenziale sostegno in prossimità dell'argine mostrato nel Rapporto Giornaliero di oggi. La tenuta di questo sostegno evita il peggio. Il fatto che nello stesso momento, ieri, su tutti gli indici - S&P500, Stoxx600, DAX, Nikkei, eccetera - sia stato formalizzato un Buy Sequential setup di DeMark; legittima l'ipotesi del rimbalzo.

L’anatomia dei bear market storici, negli Stati Uniti ed in Italia, proposto nel rapporto di ieri, induce però soltanto a ritenere che da questi livelli si possa sviluppare una reazione, un rimbalzo: inutile tanto per i trader – a meno che si ragioni nel brevissimo, nel qual caso l’importante è che ci sia volatilità (ed essa certo non manca) – quanto per i malcapitati investitori. Per un minimo definitivo, ripassare a data da destinarsi.