Negli Stati Uniti il CESI precipita ai livelli registrati nel 2008. I sussidi di disoccupazione suggeriscono un tasso di disoccupazione a livelli da Grande Depressione. Eppure il mercato azionario americano continua a tirare.

Bisogna riconoscere che il mese di aprile non sta disattendo fino ad ora le indicazioni della stagionalità: miglior mese dell’anno dal 1950 per il Dow Jones – secondo miglior mese per performance per lo S&P500 – porta a casa finora un saldo per Wall Street superiore all’8%. Prima d’ora, una simile performance è stata conseguita nel 2009 e nel 2003: anni che seguivano pesanti e duraturi bear market. Per certi versi avremmo onorato il primo requisito, quello della profondità; non invece quello della durata del ribasso.

Si assiste tuttora ad uno stridente contrasto fra andamento del mercato azionario e dati economici. La questione riguarda non tanto e non solo i dati conseguiti, quanto lo scostamento fra essi e le aspettative - miti - precedenti degli economisti. I posti di lavoro perduti in quattro settimane negli Stati Uniti, sfiorano i 22 milioni di unità: quante le buste paga generate in tutto il ciclo economico iniziato a metà 2009. Difficilmente a fine mese il tasso di disoccupazione si collocherà sotto il 17%. Già nel primo trimestre il PIL USA promette di battere l’infausto record di decrescita trimestrale annualizzata registrata nel peggior trimestre della Grande Depressione; e il secondo quarto verosimilmente sarà anche peggiore.

Dove si registra però una discrepanza clamorosa, è sul fronte degli indici delle sorprese macro. Il CESI Usd ieri è sceso ai minimi da dicembre 2008. Siamo su valori pesantemente negativi, a riprova dello scostamento fra le miti aspettative degli economisti, e i dati conseguiti. In ciò si scorge la netta differenza con le esperienze di aprile 2009 e aprile 2003: quando, in effetti, il CESI risulta rispettivamente positivo, e negativo ma crescente.

Questo comportamento schizofrenico fornisce una spiegazione, per quanto necessariamente parziale, della discrepanza che si sta manifestando da alcuni giorni a questa parte; fra l’andamento recente del mercato, e lo script ottenuto esaminando i crolli a cascata registrati nel 2008, nel 1987 e nel 1929. Fino ad una settimana fa Wall Street si inseriva bene nel contesto storico successivi ai crash citati. Ma negli ultimi giorni la borsa americana ha assunto una fisionomia peculiare, che ci priva di riferimenti storici.