Resta concreta la possibilità di un ulteriore consolidamento, ma allo stesso tempo non bisogna dimenticare le proiezioni fornite dal modello previsionale basato sul famoso setup che ha avuto luogo fra il 19 e il 20 maggio scorso.

Piazza Affari mette a segno un consistente rimbalzo, capitalizzando al meglio l’affidabile setup di inversione manifestatosi lunedì. Resta concreta la possibilità di un ulteriore consolidamento fino alla fine del mese, ma allo stesso tempo non bisogna dimenticare le proiezioni di medio periodo fornite dal modello previsionale basato sull’ormai famoso setup che ha avuto luogo sulla borsa italiana tra il 19 e il 20 maggio scorso.

Anche Wall Street strappa verso l’alto, sebbene sia mancato un certo seguito dopo la prodigiosa apertura. Confortante l’ampiezza, con sole 35 società del paniere dello S&P500 che hanno terminato la seduta in ribasso. Quello di ieri è dal 1993 il 56º gap up di entità superiore al 2% che si registra sullo SPY, il popolare ETF sullo S&P500. La reazione immediatamente successiva non è stata certo memorabile, con il mercato salito in non più del 50% dei casi il giorno dopo e a distanza di una settimana. Questo dato si lega alle riflessioni stagionali riportate nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Lo strappo verso l’alto di ieri peraltro segue a distanza ravvicinata il gap down di una settimana fa, peraltro di entità similare. Naturalmente in questo caso la casistica storica è ben più rimaneggiata: appena 9 episodi dal 2000. Ciò non toglie che il seguito registrato sia assolutamente degno di nota: tanto nel breve, quanto nel lungo periodo.

Fra le società ieri meglio performanti figurano i farmaceutici, i retailer e le imprese attive nelle infrastrutture. Circostanza che non sorprende alla luce delle notizie sopraggiunte nelle ultime ore; in particolare circa l’andamento spettacolare delle vendite al dettaglio nel mese di maggio.

Si tratta dell’ennesimo dato di gran lunga superiore alle aspettative degli economisti. Tanto che ieri sera il CESI degli Stati Uniti ha raggiunto un nuovo massimo storico: mai, perlomeno dal 2003, lo scostamento tra dati macro e attese degli economisti, è risultato negli ultimi tre mesi così consistente.

Questo denuncia il clamoroso ritardo del mercato azionario americano, la cui performance fatica a tenere il passo di una misura dello stato di salute della congiuntura economica, a cui è evidentemente ben correlato. Ciò sottolinea l’eccessiva cautela manifestata nei mesi più recenti dal pubblico professionale nei confronti dell’economia americana e globale.