Nell'articolo del 7 maggio scorso ci eravamo chiesti se era iniziata una fase di correzione sui mercati azionari. Ci eravamo chiesti se era finito l'idillio tra l'economia, il mercato e gli investitori globali, se la guerra dei dazi USA-Cina poteva già essere la nuova scintilla, dopo un 2018 di ribassi, di un altro tentativo di inversione ribassista di lungo termine. E avevamo risposto di no, argomentandone i motivi.

Gli sviluppi dello scenario vanno sempre più confermando la correttezza di quell'analisi e la forza del mercato, somma di tanti aspetti diversi, non sempre lineari nell'origine ma rialzisti nella sostanza.

In questi ultimi due mesi di cose ne sono successe tante.

L'economia USA continua a crescere, ma questa non è più una notizia.

Il PIL è atteso in crescita del 2,5% nel 2019: a inizio anno si stimavano numeri inferiori, ma il nuovo orientamento della politica monetaria della Fed e alcune congiunture meno sfavorevoli del previsto hanno aiutato a posticipare ulteriormente ogni futuribile rallentamento: ora nel 2020 è attesa una crescita dell'1,8% (in calo dal precedente 1,9) e dell'1,8% nel 2021. L'inflazione è attesa all'1,8% nel 2019 (in calo dall'1,9), 2,1% nel 2020 e 2% nel 2021. Continuano a crescere i nuovi occupati, + 224.000 in giugno 2019 mentre la disoccupazione in giugno è salita al 3,7% dal 3,6 precedente, ma non è una notizia negativa.

Nel frattempo le stime di crescita 2019 per l'Eurozona sono all'1,2%, con riduzione all'1,4% per il 2020, mentre la Cina cresce al 6,2% anziché il 6,4 atteso.