Cede il BTP Future. Mentre il rendimento decennale è reduce da una reazione conseguente al test del supporto al 2.70%, il derivato sembra manifestare la volontà di sollecitare un delicatissimo argine: crocevia decisivo per gli equilibri di lungo periodo.

Reduci da otto settimane pressoché consecutive di rialzo, i mercati azionari si stanno concedendo in questi giorni una pausa ristoratrice. Con riferimento al Dow Jones, come già rilevato la sequenza citata è stata seguita da una ottava dal saldo negativo in tutte le ultime sette circostanze sperimentate dal 1998 ad oggi (sul sito è disponibile per gli abbonati la proiezione per i prossimi nove mesi). Tiepide speranze dunque per i ribassisti di assistere ad un ridimensionamento nelle prossime 48 ore, malgrado un momentum che punta ancora verso l'alto e una partecipazione alla dinamica dell'indice, che francamente in questi termini non si registrava dai giorni immediatamente successivi al referendum britannico di giugno 2016.

Il fenomeno si registra anche nel Vecchio Continente. L'82% delle 120 società incluse nel MSCI Euro si colloca oltre la media mobile a 50 giorni: una condizione che se a livello individuale è sintomo di vitalità, a livello aggregato su questi livelli denuncia il prosciugamento di carburante: se tutte le azioni sono in uptrend, ben pochi ritardatari sono rimasti in grado di sospingere ulteriormente verso l'alto l'indice. Questo, nel momento in cui l'Eurostoxx50 affronta il significativo ostacolo posto dalla media mobile a 200 giorni: che ha fatto da tappo sul finire del 2016, prima di ribaltare la sua funzione nel corso dello scorso anno; contenendo due volte il declino prima di cedere nel quarto trimestre. Evidentemente, fino a quando questa resistenza non sarà superata, il corrente rialzo sarà da leggersi in Europa in termini meramente correttivi.