Il FOMC, chiamato ad esprimersi nei prossimi giorni, è investito del compito di fornire ulteriori stimoli monetari: lo impone il ripiegamento del mercato azionario, unico nel suo genere nel panorama internazionale.

L'esame delle performance delle ultime due settimane fornisce riscontri degni di nota: ben 20 delle prime 23 borse al mondo per capitalizzazione, conseguono un saldo negativo; ma in questa triste classifica primeggiano gli Stati Uniti, con un arretramento superiore al 5%. Segue a poca distanza la Cina, mentre soltanto i vicini Giappone e Corea riescono ad ostentare una performance positiva.

Il fattore macro è risultato determinante. C’è battaglia circa l’entità del nuovo pacchetto fiscale in discussione a Washington: i democratici hanno ridotto le pretese a 2.3 trilioni di dollari, mentre i repubblicani propongono non più di 1.3 trilioni. Al di là delle cifre, la convinzione di tutti è che la ripresa economica sia destinata a perdere colpi, in assenza di ulteriori sostegni al reddito. Questo mese soltanto il 76.4% dei conduttori USA ha regolarmente corrisposto il canone di locazione: 5 punti percentuali in meno rispetto ad un mese fa. Lo scadere dei sussidi straordinari di disoccupazione graverà non poco sul reddito delle famiglie americane.

E poi c’è l’incognita presidenziale, con le elezioni calendarizzate fra 50 giorni, e con il rischio di uno stallo che replichi l’esperienza lacerante del 2000. Con la differenza non irrilevante però che allora ci si accingeva ad entrare in una drammatica recessione, mentre ora le condizioni appaiono diametralmente opposte, come documentato la passata settimana. Il FOMC, chiamato ad esprimersi nei prossimi giorni, è investito del compito di fornire ulteriori stimoli monetari: lo impone il ripiegamento del mercato azionario, unico nel suo genere nel panorama internazionale.

Non a caso la differenza fra le performance messe a segno da Eurostoxx50 e S&P500, nelle ultime due settimane; al +4.8% è pressoché interamente spiegata proprio con l’arretramento di Wall Street. Che sia la volta buona che mutino i rapporti di forza fra le due sponde dell’Atlantico?

Piazza Affari rimane in condizione di stallo, ma la novità tecnica della scorsa ottava, è costituita dalla sollecitazione esemplare del long stop settimanale: da qui si può ora finalmente ripartire. Le condizioni ci sono.

Primo, perché come visto alcuni giorni fa, il nostro modello previsionale basato sul mercato delle opzioni, fornisce ora il suo nulla osta. Anche il modello basato sul setup del 19-20 maggio scorso concorda: i tempi sono ora finalmente maturi per il riscatto di Piazza Affari.

Secondo: come rilevato nel Rapporto Giornaliero di oggi, il modello basato sulla netta prevalenza di Up Volume, all’inizio di giugno; adesso finalmente scioglie le riserve e propone il ripristino della direzionalità rialzista. Attenzione adesso alle resistenze.