Piazza Affari sperimenta una reazione a ridosso della media mobile a 200 giorni. La flessione degli ultimi giorni non ci coglie impreparati: da tempo si argomentava di un massimo sulla borsa italiana nel mese di febbraio.

Sfuma la reazione a Wall Street. Lo S&P500 cede terreno per il quinto giorno di fila, replicando una sequenza negativa sperimentata l’ultima volta lo scorso 2 agosto: sarebbe seguito un estenuante trading range prima della ripartenza autunnale. Negli ultimi dodici mesi analoga successione è stata registrata nella finestra conclusasi l’8 marzo scorso.

Ma gli investitori guardano con preoccupazione alla riapertura dell’odierna sessione. I future non lasciano presagire nulla di buono; al contrario, si profila la possibilità di una formale correzione, con l’indice che stasera potrebbe registrare da chiusura a chiusura una contrazione superiore al 10% dai massimi assoluti. Lo spettro del contagio anche negli Stati Uniti, incomincia a prendere forma.

Terrorizzati, gli investitori si rivolgono alla Fed nel tentativo di ottenere una immunizzazione sotto forma di intervento sui tassi. Un taglio del Fed Funds rate ad aprile è dato come probabile al 73%; certo entro metà anno. Ma la Fed non può fornire alcun vaccino; tutt’al più un antibiotico che, nelle attuali condizioni, bene che vada risulta del tutto inutile, se non dannoso. L’epidemia da coronavirus è uno shock dal lato dell’offerta – distruzione della catena delle forniture globali – e non della domanda: un taglio del costo del denaro non servirebbe a nulla dal punto di vista macro.