Piazza Affari è probabilmente destinata a sottoperformare nuovamente la borsa USA, in misura a cui da tempo non eravamo più abituati. Il mese si chiude con una configurazione non del tutto confortante (shooting star) sul grafico mensile.

L’attenzione di tutti gli investitori è concentrata da tempo sulla seduta di oggi. A mezzogiorno in Italia sarà reso noto il dato di crescita dell’economia nel secondo trimestre (ci aspettiamo un PIL in contrazione dello 0.43% annualizzato); mentre stasera la Federal Reserve comunicherà la decisione circa il livello dei tassi ufficiali negli Stati Uniti. Se la probabilità di un taglio da 25 punti base è calata all’80%, questo è soltanto perché nel frattempo è salita al 20% la probabilità di un taglio da 50 punti base.

Come spiegato ieri, nelle condizioni correnti neanche un taglio da mezzo punto percentuale potrebbe risultare sufficiente a ripristinare ordinarie condizioni di mercato. La Fed è scesa in un campo che non le è congeniale: quello del confronto/scontro politico; si è legata le mani da sola e rischia di contribuire al deterioramento del quadro macroeconomico complessivo.

Per fortuna a livello micro la earnings season sta producendo risultati superiori alle attese. Giunti come siamo a metà stagione, il tasso di crescita degli EPS è tornato positivo (+0.17% rispetto al Q1), mentre si deteriorano ulteriormente le attese per il Q3 (-1.33%) e per l’anno intero: quando i profitti delle compagnie dello S&P500 sono attesi in crescita di appena il 3.2%. In simili condizioni, è evidente che lo sforzo poggia tutto sulla capacità del mercato di conseguire multipli crescenti. Sempre che non intervengano fattori esogeni ostili; e una Fed recalcitrante è uno fra questi.