Qualora la borsa americana conseguisse un saldo positivo nel trimestre agosto-ottobre precedente le elezioni, il GOP godrebbe di una probabilità dell’85% di vedere confermato il proprio candidato.

Mentre analisti ed investitori si interrogano sulla qualità del rialzo, gli indici americani conseguono nuovi massimi storici. La settimana passata lo S&P ha eclissato il picco di febbraio, ritracciando integralmente il bear market indotto dal CoViD-19; e non sappiamo ancora se essere grati, o lanciare strali nei confronti di Apple: responsabile del 60% della performance del benchmark americano. In effetti avrebbe fatto piacere scorgere una partecipazione più ampia al rialzo fotografato dall’indice.

Ma, come nel tentativo di mettere a tacere gli immancabili critici (guai se ne difettassero!), la borsa americana ieri ha registrato un divario fra azioni in rialzo e azioni in ribasso epico, con un rapporto di 4 ad 1 che rinverdisce antichi fasti e lascia con un palmo di naso i ribassisti. L’aspetto intrigante è che, dopo un mese di luglio brillante, anche agosto si avvia a registrare un saldo abbondantemente positivo: alla faccia del Sell in May and go away!

Sulle buone performance del listino azionario evidentemente confida non poco il presidente Trump. Come rilevato nell’aggiornamento semestrale del 2020 Yearly Outlook (pagina 125), qualora la borsa americana conseguisse un saldo positivo nel trimestre agosto-ottobre precedente le elezioni, il GOP godrebbe di una probabilità dell’85% di vedere confermato il proprio candidato. Allo stato attuale (+7.1%) l’incumbent gode di un vantaggio che sarà difficile colmare per lo sfidante, nonostante i sondaggi favorevoli. Anche quattro anni fa la signora Clinton sentiva di avere più di un piede nella Casa Bianca, ma il mercato azionario ebbe la meglio.

Fra pochi giorni, in sede di rapporto stagionale per il mese entrante, vedremo sulla carta quante probabilità ci sono di assistere perlomeno ad una limatura della notevole performance messa a segno finora ad agosto.