Il mercato finanziario non mente mai perché incorpora le aspettative degli operatori, anticipando l’economia reale. A volte però, dietro a valori e grafici, potrebbero nascondersi insidie non visibili ad una prima analisi. A che livello si trova il Ftsemib? Sui livelli di ottobre 2019 dopo l’ennesimo attacco con  falsa rottura della resistenza storica, inviolabile da oltre 10 anni, dei 24.000 punti. In questo eterno purgatorio di lateralità dell’indice però ci sono gli angeli custodi: le utilities! La discesa di circa il 15% dai massimi di febbraio, se non fosse stato per la presenza del settore di “pubblica utilità”, oggi ci troveremmo probabilmente a lottare con il supporto dei 15.000 punti del febbraio 2016 invece della resistenza dei 24.000 punti. Eni ha toccato valori, sotto i minimi del 2016, che non vedeva dal maggio 2000; il petrolio wti invece dovrebbe perdere il 44% per tornare sui minimi del febbraio 2016.

I bancari? Le attuali quotazioni non sono lontane dai minimi del 2016, mentre le utilities (A2a, Enel, Hera, Italgas, Snam RG, Terna) performano con un abbondante +80% dai minimi del 2016 registrando record storici di prezzo per i singoli titoli. Per fortuna che il peso di bancari e delle utilities si equivale e che ci siano anche titoli industriali nel Ftsemib che hanno toccato nuovi massimi storici nell’ultimo anno quali Ferrari, Amplifon, Campari, Diasorin, Exor, Fineco, Moncler, Poste, Recordati. L’apparenza quindi inganna: senza il QE della Bce (tassi negativi), senza il settore “pubblica utilità”, dove si troverebbe il nostro indice principale? Molto in basso, pur avendo registrato livelli record per alcuni titoli del paniere. Il Coronavirus è come l’Europa: mette a nudo le nostre debolezze e cronicità storiche che ci lasciano a galla su una zattera instabile che sembra sempre stare lì, lì per affondare.