Vi anticipiamo subito che il post di questa settimana verterà su aspetti un po' più generali del solito, ma se avrete la pazienza di arrivare fino in fondo presenteremo anche un certificate estremamente difensivo che può tornare utile in questo periodo.

Ci sembra importante e necessario, se non addirittura doveroso, cercare di inquadrare le nostre strategie in un quadro globale, soprattutto quando, in una situazione così anomala, la nostra percezione si discosta da quella maggioritaria.

Partiamo perciò dalla situazione del contagio Covid-19 con la sempre valida premessa che non siamo né virologi né epidemiologi ed infatti ci limitiamo ad analizzare i dati.

Avrete sicuramente notato come il motto (o hashtag come si suol dire adesso) “iorestoacasa” sta venendo sostituito con la “fase2” e, più in generale, in giro c’è un clima da rompete le righe che ci ha fatto riflettere esattamente come l’aneddoto riportato in questo post di un nostro amico che voleva entrare su Amazon. Come sono andate le cose da lì a poco è storia.

Cerchiamo quindi di iniziare con l’osservazione dei dati, in particolare con due dati che a noi sembrano fondamentali: quanti contagiati ci sono in giro e quanti sono quelli che si infettano giornalmente.

Entrambe le quantità sono riportate qui sotto tratte dal sito della Protezione Civile.

La prima cosa che notiamo è che ci sono sempre più infettati da un giorno al successivo (ricordando che la formula è nuovi contagi – guariti – morti). Altro aspetto da tenere in considerazione è che questa curva va appiattendosi, ossia la sua derivata prima va diminuendo.

Ci sembra quindi evidente che la possibilità di uscire e contrarre il virus sia maggiore di quando è iniziato il lockdown, da qui tutta la nostra perplessità di sentire parlare di fase2.

Ma mettiamo anche da parte per un momento la “nostra parte umana” facendo finta che la popolazione si abitui ad avere 500/600 morti al giorno e si dia sfogo alla parte più irrazionale ben sintetizzata da frasi del tipo: “non possiamo chiudere tutto per mesi”, “bisogna conciliare la salute e le esigenze economiche” e, dulcis in fundo, “dovremo imparare a convivere con il virus” (perché in effetti fino ad adesso siamo solamente “conmorti” con il virus).

Quindi mettiamo che inizieremo a tornare a lavoro, che saremo tutti disciplinati, che le aziende implementino fantastici protocolli e strumenti di sicurezza, che i trasporti magicamente saranno così efficienti ed ordinati da garantire le distanze necessarie e...e poi basta perché alla fantasia c’è un limite. Bene, due cose sono certe:

  1. Il tasso di contagiosità non diminuirà, ben che vada rimarrà costante ma solo nel miglior dei mondi possibili sopra descritti (e qui ci sembra di aver superato il Candido di Voltaire) rimarrà costante. Ciò implica che una piccola variazione del tasso di contagiosità verso l’alto non potrà essere riassorbito, ergo tempo qualche settimana od al massimo mese e il contagio di febbraio/marzo ci sembrerà una passeggiata di salute e sarà necessario chiudere tutto nuovamente.
  2. I più cinici diranno: nel frattempo però l’economia si un po' mossa. Giusto, vediamo però come partendo dalle basi: esiste l’offerta e la domanda. I costi della prima aumenteranno proprio per i vincoli che saranno imposti dalla nuova situazione e più si allenteranno più si acuirà i problemi del punto 1. Dall’altra parte invece la domanda si contrarrà inevitabilmente sia per una diminuzione del reddito personale sia per una scarsa propensione agli acquisiti, in parole più concrete: qualcuno di voi gli è passato per la mente di comparsi la macchina nuova in questo periodo? Eppure probabilmente l’industria automotive sarà tra le prime a riaprire. Conclusione avremmo merce stoccata nei magazzini più costosa che nessuno comprerà (neanche chi potrebbe).

Questo porterà ad un periodo di deflazione e abbassamento dei margini di profitto che metteranno in difficoltà proprio quelle aziende che oggi scalpitano per riaprire. Può sembrare paradossale e probabilmente molti di voi non saranno per nulla d’accordo ma in situazione come queste non fare niente ed aspettare è meglio che muoversi a casaccio e fare ancora più danni.

Operativamente come si traduce tutto ciò? (Alla fine ci siamo arrivati!).

  1. Sbarazzarsi di qualsiasi titolo obbligazionario legato all’inflazione.
  2. The cash is king: tenere un buona parte del portafoglio in liquidità, quando parte la deflazione i soldi che avete varranno un po' di più del giorno precedente.
  3. Visto che ormai non è quasi più possibile andare al ribasso, scegliere prodotti che abbiano un orizzonte temporale lungo e che offrano una grande protezione. Ciò ci porta al prodotto della settimana.

Si tratta di un cash collect sull’indice FTSE-MIB con una barriera posta ben sotto i minimi storici fatti registrare nel 2008 e 2011. La cedola è di 3,94€ che, ai prezzi d’acquisto attuali pari a 92,6€, rappresenta un 4,25% di cedola a cui vanno sommati circa 7,5% in meno di cinque anni che porterebbe un guadagno di circa il 5,75% annuo. Non male per una protezione del genere!

Ma c’è di più, è anche presente un’opzione di autocall, quindi se nell'anno prossima il FTSE-MIB dovesse trovarsi sopra i 18202,50 (tutto sommato un livello abbordabile) ci prenderemmo in un anno il 4,25% + 7,5% per un totale di 11,75%! Tale possibilità si ripresenterà nuovamente ogni anno.