A Shanghai la borsa ha aperto la settimana con un rimbalzo del 3%, nonostante la flessione ai minimi storici dell’indice manifatturiero elaborato da Caixin. Il dato di febbraio ha mostrato che, in Cina, il manifatturiero ha subito il rallentamento ai ritmi più rapidi dall’inizio della raccolta dei dati nel 2004. Il mese scorso l’epidemia di coronavirus ha paralizzato l’attività nella più grande fabbrica mondiale. Le esportazioni sono crollate per effetto degli storni degli ordini e delle limitazioni alle spedizioni.

Il Nikkei ha guadagnato lo 0,95%, Hang Seng e Kospi hanno recuperato rispettivamente lo 0,61% e lo 0,78%.

Il greggio WTI ha compiuto un rimbalzo, superando i $46 dollari al barile, mentre il Brent ha scambiato a $51. Probabilmente la ripresa proseguirà sulla scia dell’atteso annuncio dell’OPEC, la settimana prossima, circa ulteriori tagli della produzione, con o senza il supporto della Russia.

Ci si potrebbe aspettare un consolidamento vicino all’area $45/48 in vista della riunione del 5-6 marzo. Per avere un impatto positivo sostenibile sui prezzi del petrolio, l’OPEC dovrebbe valutare la dimensione del crollo della domanda dovuto al coronavirus. Un taglio pari a 1 milione di barili al giorno potrebbe avere un impatto positivo circoscritto.

I future su FTSE (+2,15%) e DAX (+1,65%) puntano a un rialzo in apertura, dopo la pesante ondata di vendite che ha colpito il mercato la scorsa settimana.

Anche i future sui listini USA sono in lieve rialzo.

Le prime ore delle contrattazioni in Asia suggeriscono che gli investitori sono pronti a leccarsi le ferite della scorsa settimana. Il potenziale al ribasso si è sicuramente esaurito, dopo che l’azionario ha registrato la flessione peggiore dalla crisi del 2008. Molti investitori sono pronti a cavalcare l’ondata rialzista sui minimi attuali. Considerando l’entità delle vendite della scorsa settimana, anche la ripresa potrebbe essere attraente.