Torniamo a parlare dell’High-frequency trading, anche perché la letteratura economica ha adottato tre principali approcci per la loro identificazione. Nello specifico, gli esperti della Consob, nel loro documento dal titolo: Il trading ad alta frequenza, tentano di dettare alcune regole sulla loro definizione. Andiamo a vedere quali sono. 

Il metodo diretto consiste nell’identificare gli High-frequency trading in base alle indicazioni fornite dalle stesse piattaforme di mercato sugli operatori che effettuano come attività principale il trading proprietario ad alta velocità. Si tratta indubbiamente del metodo più semplice che, tuttavia, porta ad escludere tutti i soggetti che non svolgono HFT in via primaria, fornendo pertanto una visione solo parziale del fenomeno.

Il metodo indiretto consiste invece nell’identificare gli High-frequency trading in base alle caratteristiche operative degli stessi. Ad esempio, si considerano High-frequency trading quegli operatori che effettuano transazioni di tipo proprietario, hanno posizioni prossime allo zero a fine giornata, effettuano un numero elevato di transazioni di importo generalmente limitato, ecc.. Il limite di tale modalità di identificazione risiede nella possibile disomogeneità dei criteri utilizzati.

Un terzo approccio, sempre di tipo indiretto, si fonda sull’identificazione delle strategie utilizzate. Si tratta di un metodo molto oneroso, in quanto richiede l’analisi di una grande quantità di dati al fine di individuare le strategie sottostanti al flusso di immissione, modifica e cancellazione degli ordini, che peraltro può portare ad includere erroneamente nella categoria degli High-frequency trading operatori che tali non sono. Un altro limite consiste nel fatto che le strategie poste in essere dagli High-frequency trading possono differire molto tra loro, come evidenziato in precedenza.