Segnale di culmine rialzista in Italia secondo l’analisi della regressione lineare applicata all’indice Comit: come si può apprezzare questo indicatore ha intercettato i punti di arrivo dei rialzi nel 2009 e nel 2015.

Si chiude in vistoso rialzo per tutti i mercati finanziari un trimestre contraddistinto da non poche incongruenze: avendo già commentato e analizzato la contraddizione fra la simultanea crescita di Equity e Bond, ci si dovrebbe occupare ad esempio del fatto che, in una fase di risk-on, alcuni asset emergenti (Equity) abbiano sottoperformato quelli occidentali, alcuni ciclici globali – finanziari e Materials - abbiano fatto peggio di taluni difensivi (Utility e Telecom fra gli altri); con il dollaro che, nonostante tutto, ha vistosamente contenuti i potenziali danni.

Il reddito fisso evidentemente risulta condizionato da un flusso di dati macro ancora deludente, inferiore alle aspettative, e orienta verso il basso il costo del denaro. Gli investitori sull’Equity, dal canto loro, reputano questo rallentamento di natura temporanea, e puntano su un rilancio della congiuntura nella seconda metà dell’anno. Ambo gli orientamenti appaiono difendibili, con una importante postilla: se tre mesi fa la discrepanza fra sottoperformance di borsa e stato di salute della congiuntura economica, legittimava un rally delle quotazioni azionarie; adesso i mercati risultano equamente valutate se non leggermente sopravvalutati: sicché questo vantaggio risulta in buona misura dissipato.

Ciò non toglie che le borse possano godere nei prossimi mesi degli influssi favorevoli provenienti da due fronti: la stagionalità e l’ampiezza di mercato. Come rilevato nel rapporto stagionale mensile, un primo trimestre all’insegna del rialzo così convinto, tende a produrre un effetto trascinamento nel quarto successivo; a sua volta ancora positivamente condizionato dall’influsso dell’anno pre-elettorale.