I mercati azionari asiatici hanno aperto la settimana all’insegna della negatività: la diffusione del coronavirus, che ha causato 900 vittime e infettato più di 40.000 persone, con un aumento dei casi registrati fuori dalla Cina, rimane la preoccupazione principale.

Questa settimana la Cina rientra dalle festività prolungate per il Capodanno, ma probabilmente l’attività rimarrà sottotono per qualche settimana, o addirittura per qualche mese, finché le acque non si calmeranno.

A gennaio, l’inflazione dei prezzi al consumo è balzata al 5,4% in Cina. Il mix di aumento dei prezzi della carne suina, domanda più forte per il Capodanno cinese ed epidemia da coronavirus ha spinto l’inflazione cinese ai livelli maggiori da più di otto anni. L’impennata dell’inflazione desta preoccupazioni perché la banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBoC) potrebbe avere meno libertà nell’allentare la politica monetaria per sostenere l’economia cinese colpita dall’epidemia di coronavirus, dopo più di un anno e mezzo di frizioni con gli USA sul fronte commerciale.

Il Composite di Shanghai (+0,50%) e l’indice CSI 300 (+0,50%) hanno stornato i rialzi iniziali di lunedì in seguito al via libera della PBoC alla prima fase del programma di prestiti speciali per aiutare le banche regionali nelle aree colpite dal virus, mentre Nikkei (-0,60%) e Topix (-0,72%) sono scesi dopo la notizia che i casi in Giappone, secondo paese più colpito dal virus dopo la Cina continentale, sono saliti a 130.

I future su FTSE (-0,16%) e DAX (-0,24%) suggeriscono un avvio fiacco lunedì. Il FTSE, ad alto tasso di titoli petroliferi, dovrebbe continuare a sentire le pressioni del calo dei prezzi del petrolio in seguito al rifiuto della Russia di aumentare i tagli alla produzione per fermare il crollo dei prezzi del petrolio innescato dal coronavirus.