In realtà sapevamo dalla vigilia che il mese corrente avrebbe fatto registrare un ripiegamento potenzialmente anche di una certa importanza, e abbiamo fissato il punto di arrivo per lo S&P della potenziale correzione.

Dopo aver finalmente conseguito il target a 3250 punti, c’erano tutte le potenzialità per una salutare pausa rigenerante da parte dello S&P500: una netta preferenza per le opzioni call rispetto alle put, l’imminenza di un mese stagionalmente impegnativo quando a gennaio si arriva con un bilancio ampiamente positivo e, dulcis in fundo, una anomala correlazione positiva fra l’andamento recente dell’indice, e quello del VIX.

Mancava un catalizzatore che attivasse le emozioni degli operatori, ed è arrivato dall’Iraq (o dall’Iran, se preferite). La risposta del mercato azionario americano, si è concretizzata venerdì in una contrazione dello 0.7%. Un calo di questa entità è stato registrato altre 408 volte nel bull market in essere da undici anni: quando mai è stato il preludio all’inaugurazione di un bear market?

La reazione degli investitori delle prossime ore sarà illuminante in tal senso: se si risveglieranno gli appetiti dei mai domi ribassisti, difficilmente il 2020 sarà meno premiante dell’anno passato; se al contrario si comincerà a valutare eventuali sacrifici di prezzo in termini di opportunità di ingresso “a sconto”, allora la fisionomia dei prossimi dodici mesi sarà differente.

In realtà sapevamo dalla vigilia che il mese corrente avrebbe fatto registrare un ripiegamento potenzialmente anche di una certa importanza, e abbiamo fissato il punto di arrivo per lo S&P della potenziale correzione. Quando il supporto sarà raggiunto, i ritardatari e chi volesse arrotondare le posizioni long, saprà cosa fare.