In questo periodo uno dei temi finanziari più caldi è indubbiamente il “petrolio”.

Negli ultimi giorni avrai sicuramente sentito i mezzi di comunicazione che hanno parlato del “crollo del prezzo del petrolio” e del “prezzo del petrolio che è sceso in negativo”.

Non è un caso che la domanda che mi viene rivolta con la maggiore frequenza sia “come posso sfruttare questo ribasso del prezzo del petrolio per investire a rischio contenuto?”.

In questo articolo, risponderò a questa domanda, illustrandoti le soluzioni di investimento più efficienti e a rischio contenuto per investire sul petrolio in ottica di medio-lungo periodo.

Se sei un investitore convinto che i paesi produttori troveranno un accordo e, al tempo stesso, se sei convinto come me che quando la recessione terminerà, o quantomeno allenterà la presa, ci sarà ancora bisogno di petrolio nel mondo con la conseguenza che i prezzi tenderanno a riprendersi, allora è il momento giusto di iniziare a puntare i fari sull’oro nero.

Attenzione, non ti sto dicendo che la debolezza del petrolio è terminata, anzi personalmente nel breve periodo mi aspetto che le quotazioni del petrolio subiranno nuovi momenti di tensione e di volatilità.

Semplicemente in un discorso di più ampio respiro e di medio-lungo periodo, ritengo che ci siano le condizioni per un recupero delle quotazioni, ma mi riferisco ad un discorso di prospettiva e non nell’immediato.

A livello teorico, le soluzioni di investimento che potresti valutare per il tuo portafoglio sono:

  • opzioni, futures e CFD (strumenti derivati);
  • ETC con sottostante il petrolio;
  • certificati di investimento;
  • azioni petrolifere;
  • ETF che investono in azioni petrolifere.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di utilizzare gli strumenti derivati, come i futures o le opzioni, a cui possiamo aggiungere anche i CFD.

Si tratta probabilmente della soluzione efficiente, in particolare per quanto riguarda le opzioni ed i futures, ma anche di quella più complessa da realizzare per cui non mi sento di consigliarla al piccolo risparmiatore.

Occorre infatti conoscere nel dettaglio le caratteristiche dei derivati e delle variabili che ne determinano il prezzo, che sono complesse, soprattutto nel caso delle opzioni, ed occorre molta esperienza per maneggiare margini e leva finanziaria.

Nonostante questa soluzione tenda ad essere efficiente e permetta di implementare numerose strategia, ritengo che non sia a rischio contenuto e che non sia idonea per il piccolo risparmiatore e per il buon padre di famiglia.

Una seconda soluzione ipotizza di utilizzare gli ETC che investono nel petrolio.

Questa soluzione è tanto semplice da realizzare quanto inefficiente.

La semplicità consiste nel fatto che gli ETC si possono acquistare, come un’azione o un’obbligazione, con qualsiasi home banking oppure allo sportello di ogni banca tradizionale e generalmente non presentano neanche complicazioni con la Mifid.

L’inefficienza invece consiste nel fatto che il prezzo di un ETC che replica l’andamento del petrolio, in questo caso inteso come Crude Oil, è determinato dall’agire contemporaneamente di 3 variabili: l’andamento del sottostante (petrolio), il cambio euro-dollaro (dal momento che le materie prime sono negoziate in dollari americani) e l’effetto contango.

Se l’ETC è a leva c’è anche una quarta variabile che è l’effetto compounding, ossia l’effetto dell’interesse composto.

Tra queste variabili, i fari sono da puntare in particolare sull’effetto contango, che non è un simpatico ballo argentino, ma è un effetto tecnico che penalizza e tende ad erodere il prezzo di un ETC.

Un ETC per replicare l’andamento del petrolio acquista contratti futures che si caratterizzano per avere una scadenza mensile.

Questo significa che ogni mese occorre rinnovare il contratto in scadenza con un nuovo contratto con una scadenza successiva.

In gergo tecnico questo meccanismo si chiama “roll over” e consiste nel chiudere il contratto che sta per scadere, ad esempio giugno, per acquistare la scadenza successiva, che in questo esempio sarà luglio.

Nell’effettuare questa operazione, si chiude il contratto di giugno a circa 24$ e, contemporaneamente, si acquista il contratto luglio a circa 26$, ossia ad un prezzo superiore.

In pratica si acquista la stessa quantità di materia prima, lo stesso numero di barili di petrolio, ma ad un prezzo superiore di 2$.

Queste 2 monetine si chiamano “contango” e rappresentano un costo che, mese dopo mese, scadenza dopo scadenza, tende ad erodere la performance dell’ETC.

Questo costo è misurabile in termini percentuali e nell’esempio appena citato, tra 24$ e 26$, ammonta all’8% circa.

Questo significa che, a parità di altre condizioni, l’ETC tenderà a deprezzarsi dell’8% nell’arco del mese.

Non c’è alcun dubbio che l’effetto contango renda gli ETC a replica sintetica inefficienti dal punto di vista strutturale, soprattutto nel medio-lungo periodo.

Dal punto di vista operativo, al netto dell’inefficienza strutturale, gli ETC sul petrolio sono una soluzione da valutare solo in ottica “mordi e fuggi” per una speculazione di brevissimo periodo.

Al contrario invece, è saggio evitare di attivare un piano di accumulo oppure di mantenere in stile cassettista questo prodotto a lungo nel proprio portafoglio.

Riassumendo al massimo, gli ETC sul petrolio sono una soluzione inefficiente e da scartare per investire nel medio-lungo periodo, soprattutto per quanto riguarda il buon padre di famiglia.

Una terza soluzione consiste nel valutare l’acquisto di un certificato di investimento a capitale protetto oppure condizionatamente protetto che investe, come sottostante, in un’azione petrolifera, ad esempio Eni.

Si tratta di una soluzione interessante e da non scartare a priori, io stesso la sto adottando in una porzione del mio portafoglio, ma ci sono due aspetti a cui prestare attenzione.

Il primo aspetto è che occorre studiare a fondo le caratteristiche del certificato e delle varabili che ne determinano l’andamento del prezzo, soprattutto per quanto riguarda i certificati a capitale condizionatamente protetto.

Il secondo aspetto è che si tratta di prodotti che hanno una scadenza e non è detto che l’inversione del prezzo del petrolio avvenga entro quella scadenza.

Questo significa che l’intuizione potrebbe essere corretta ma le tempistiche potrebbero rivelarsi sbagliate con ovvie conseguenze negative sui risultati dell’operazione.

Morale della favola, i certificates possono essere una soluzione interessante e anche efficiente dal punto di vista fiscale, perché permettono di recuperare minusvalenze, ma sono uno strumento da utilizzare solo dopo averli studiati a fondo.

Detto in altre parole, non puoi improvvisarti nell’investimento in certificati.

Una quarta soluzione consiste nell’investire sul petrolio in modo indiretto, ad esempio acquistando le azioni di società attive nel settore petrolifero.

In questo caso non mi limiterei a selezionare un solo titolo ma opterei per il famoso “giardinetto”, come lo chiamano in banca, che prevede di acquistare un paniere diversificato di singole azioni.

In quest’ottica, le società più gettonate sono:

  • Eni
  • Exxon mobil
  • Chevron
  • Total
  • Repsol
  • Royal dutch shell
  • British petroleum

Questa soluzione ha il pregio di evitare l’effetto contango, di poter essere gestita attraverso ingressi frazionati o piani di accumulo, dal momento che le azioni non hanno lotto minimo, e di poter essere mantenuta in portafoglio anche con lo spirito del cassettista perché le azioni non hanno una scadenza e nel mentre pagano dividendi periodici.

Infine c’è una quarta soluzione che consiste sempre nell’acquistare le azioni di società petrolifere, ma attraverso un ETF.

Acquistando un ETF hai numerosi vantaggi:

  • è uno strumento che non può fallire;
  • è un prodotto ampiamente diversificato al suo interno per cui permette di evitare il rischio specifico;
  • non devi fare stock picking;
  • non c’è lotto minimo per cui è una soluzione idonea anche per un investitore con un capitale ridotto;
  • è possibile adottare numerose strategie operative.

Ti segnalo 2 ETF, uno che investe in azioni petrolifere europee ed uno che investe in azioni petrolifere globali.

Il primo ETF è il “Lyxor Stoxx Eu600 Oil & Gas Ucits Etf” con codice isin LU1834988278.

Questo ETF replica un paniere di azioni europee attive nel settore del petrolio e del gas e si caratterizza per essere ad accumulo dei proventi e per non essere soggetto al rischio cambio.

Il secondo ETF è il “Lyxor MSCI World Energy TR UCITS ETF C-EUR" con codice isin LU0533032420.

Questo ETF replica un paniere di azioni di paesi sviluppati di tutto il mondo attive nel settore energetico ma, osservando la composizione del paniere, emerge come tendenzialmente sia collegato al settore petrolifero.

Anche questo ETF si caratterizza per essere ad accumulo dei proventi.

Questo secondo ETF investe in azioni petrolifere di tutto il mondo, per cui permette una maggiore diversificazione rispetto all’ETF precedente.

Dal punto di vista operativo, entrambi questi ETF si prestano ad essere utilizzati secondo numerose strategie operative.

Una prima strategia potrebbe consiste nell’attivazione di un piano di accumulo, che prevede di investire una determinata cifra monetaria con una cadenza predefinita.

L’esempio classico, che viene fatto in questi casi, sono i 200 euro al mese.

Una seconda soluzione consiste nell’adottare una strategia “trend follower”, ossia che investe nell’ETF solo nei momenti in cui le quotazioni sono impostate al rialzo, come illustro nel mio corso “investire con gli ETF e gli ETC”.

Dal mio punto di vista questa soluzione basata sugli ETF è quella più efficiente e meno rischiosa rispetto a quelle illustrate in precedenza ed è quella che mi sento di consigliarti per investire nel petrolio in ottica di medio-lungo periodo con un grado di rischio contenuto.