Il mese passato è stato il primo del quantitative tightening (QT) globale: con le banche centrali che nel complesso iniziano il laborioso processo di rimozione dell'eccezionale stimolo monetario che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni.

Gli investitori tirano un sospiro di sollievo: novembre si chiude per il MSCI ACWI con una performance positiva; con 14 indici sui primi 25 al mondo per capitalizzazione che vedono il saldo collocarsi sopra la linea dello zero. È un sollievo perché, secondo le stime, il mese passato è stato il primo del quantitative tightening (QT) globale: con le banche centrali che nel complesso iniziano il laborioso processo di rimozione dell'eccezionale stimolo monetario che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni.

Non che gli effetti non si scorgano: con il repentino declino dei leveraged loan, fra i pochi investimenti a vantare un saldo generosamente positivo fino ad ora, sono poche le asset class che hanno brillato nel 2018. Deutsche Bank calcolava qualche giorno fa il comportamento più deludente dell'ultimo secolo in termini di forme di investimento capaci di battere la semplice liquidità USA. Per fortuna gli Stati Uniti difendono il blasone: complice il generoso rimbalzo della scorsa ottava, lo S&P torna in abbondante territorio positivo per l'anno corrente, e contribuisce a migliorare la performance media ponderata degli indici mondiali, in cui gli Stati Uniti pesano per quasi il 40%. Ma il Value Line Index segnala come per l'azione mediana americana il 2018 sia stato fino ad ora negativo. D'altro canto, se appena il 19% delle economie globali vanta un Economic Data Change Index (EDCI) in territorio positivo, è normale che il mercato azionario ne risenta.