Il sondaggio settimanale condotto da Investors Intelligence segnala quasi il 55% di rialzisti, a fronte ora di appena il 18.6% di ribassisti: per un rapporto praticamente di 3 ad 1. In linea teorica una simile sproporzione, in chiave contrarian, farebbe ben sperare i ribassisti.

Sarà bene che gli investitori non escano dal mercato. Ci sono brutte notizie che attendono loro là fuori: i contagi negli Stati Uniti sono aumentati dell’1.7% in un solo giorno (dato peggiore dalla fine di maggio), mentre il FMI ha pesantemente rivisto in negativa le stime del PIL per il 2020. A livello globale la previsione è passata da un pesante -3.0 ad un drammatico -4.9%, con il 95% delle economie mondiali che registrerà quest'anno un peggioramento del tenore medio di vita.

Meglio rimanere nel mondo ovattato dei listini, giustamente interessati alle sorti dell’universo micro: delle aziende, e non delle economie (macro). Ieri sera lo S&P500 ha terminato la seduta con un rialzo superiore al punto percentuale, conseguendo la migliore performance nell’ultima ora di scambi dal 17 aprile scorso. Da minimo a massimo l’escursione ha superato il 2%.

Probabilmente la performance negativa attesa per la settimana successiva alle scadenze tecniche di giugno, data come altamente probabile alla vigilia, sarà comunque conseguita questa sera; vedremo. Certo è che non sembra un mercato seriamente intenzionato a ripiegare più di tanto. Se ne sono accorti i colleghi di Oltreoceano: il sondaggio settimanale condotto da Investors Intelligence segnala quasi il 55% di rialzisti, a fronte ora di appena il 18.6% di ribassisti: per un rapporto praticamente di 3 ad 1. Per l’opinione comune, è imperdonabile un analista finanziario dedito alle previsioni, che manchi un rialzo.

In linea teorica una simile sproporzione, in chiave contrarian, farebbe ben sperare i ribassisti. L'esame storico però suggerisce diversamente, come esaminiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Piazza Affari è reduce dalla sollecitazione della media mobile a 200 giorni – che per ora ha avuto la meglio – piegata da un’analisi della regressione lineare impietosa nel contenere il mercato, e zavorrata da un sentiment sbilanciato verso l’ottimismo. Ne è risultata una fase alquanto volatile, con alti e bassi che però si collocano nel solco della previsione formulata ad inizio mese.

Quando i volumi associati alle società che terminano la seduta in rialzo, si sono spinti oltre i 3/4 del totale in termini di media a due settimane. Una chiara prova di dominio da parte dei Tori, che storicamente produce il profilo di crescita raffigurato nel rapporto di oggi. L’All Share si è adeguato a questo script, pur manifestando un certo carattere, una certa irruenza. Se il setup dovesse essere ancora rispettato, la borsa italiana sarebbe destinata ancora, prima di concedersi una correzione.