Venerdì il rapporto fra opzioni put e opzioni call azionarie, scambiate al CBOE, è risultato pari a 0.99 volte. La medesima lettura del 15 agosto scorso. Con la rilevante differenza che allora lo S&P500 era sui minimi, oggi sui massimi. Altro che FOMO.

Le resistenze vacillano. Lo S&P500 si affaccia sopra i tremila punti, chiudendo ad un soffio da nuovi massimi storici, l’Eurostoxx50 termina la seduta esattamente a 3600 punti, e il nostro FTSE MIB manifesta la sempre più netta volontà di lasciarsi alle spalle le incertezze. Se questo doveva essere il riflesso di una settimana stagionalmente impegnativa, figurarsi quando queste correnti contrarie saranno accantonate.

Naturalmente si potrà sempre argomentare che il nuovo progresso dei listini azionari è dovuto alla generosa disponibilità delle banche centrali, tornate a fornire liquidità copiosamente (oltre 200 miliardi di dollari nelle ultime sei settimane soltanto la Federal Reserve); ma rimane al solito un ricorrente interrogativo: se questo bull market in tutti questi dieci anni è risultato così prevedibile, come mai gli investitori si trovano sempre nella posizione meno comoda?

A conferma dello spiazzamento e conseguente vulnerabilità dei piccoli investitori, un dato fra i tanti: venerdì il rapporto fra opzioni put e opzioni call azionarie, scambiate al CBOE, è risultato pari a 0.99 volte. La medesima lettura del 15 agosto scorso. Con la rilevante differenza che allora lo S&P500 era sui minimi, oggi sui massimi. Altro che FOMO.

Tornando a Piazza Affari, l’area di resistenza attorno ai 22000 punti sta per essere definitivamente lasciata alle spalle. Non si può escludere che in questa settimana post-scadenze tecniche ci possa essere un movimento di ripiegamento; appunto, di qualche giorno. Il messaggio di fondo però risulta sempre meno inequivocabile: si va verso il superamento verso l’alto dello stallo a cui abbiamo assistito da tempo.