Donald Trump lamenta un ritardo di dieci punti, stando ai sondaggi elettorali. Ma i mercati finanziari non prezzano in alcun modo l'affermazione di Biden a novembre. I media anche questa volta saranno messi nel sacco?

Andamento complesso, quello manifestato ieri dai mercati azionari. Negli Stati Uniti midcap, energetici e finanziari hanno brillato, mentre il Tech questa volta ha segnato il passo. Grosso balzo per i metalli preziosi, con la preferenza manifestata per l'argento che risulta nettamente premiata; mentre il biglietto verde perde vistosamente terreno. Come rilevato nel rapporto di ieri, al momento questo è l’elemento cardine di tutti i mercati finanziari.

I driver esogeni di mercato sono ormai due; ma la sensazione è che i media, al solito, appaiano in ritardo o in posizione viziata nel giudicare il contesto. Il coronavirus non è più un cigno nero: non se ne vuole sminuire l’impatto, ma non costituisce più l’evento ignoto ed imponderabile di cinque mesi fa. Quanto alle elezioni presidenziali, posto che i sondaggi elettorali assegnano allo sfidante democratico un ampio margine di vantaggio (ma nel 2016 il ritardo di Trump fu addirittura maggiore); non si spiega come mai il mercato si comporti come se Biden vada incontro a sconfitta: le aspettative inflazionistiche non si impennano, i rendimenti obbligazionari restano compressi e i settori del listino a rischio continuano a ben comportarsi, nonostante la piattaforma programmatica dell’ex vice presidente USA. In poche parole, i mercati finanziari non concordano con i sondaggi. Divertente come il Trump che quattro anni fa avrebbe dovuto far crollare i mercati, è il Trump che galvanizza oggi gli stessi mercati.

Piazza Affari nel frattempo continua a muoversi nel solco della previsione formulata lo scorso 20 maggio, basata su un raro ma efficacissimo setup di prezzo. Due mesi dopo, è stupefacente rilevare come il FTSE MIB si sia perfettamente sovrapposto a quella previsione.

Mentre si discute della portata storica del varo definitivo del Next Generation EU, e dell’oceano di denaro che finalmente finanzierà gli investimenti nel nostro paese, una discussione si sposta sui rapporti di forza fra le economie periferiche dell’Eurozona. Ancora una volta, la sensazione è che il mercato abbia ancora una volta anticipato con straordinaria precisione gli eventi.

Il rapporto fra borsa italiana e borsa spagnola ha puntato verso il basso da inizio millennio fino al 2011. In curiosa concomitanza con l’inizio di una fase di sovraperformance economica di Madrid ai danni di Roma, riconducibile in buona misura proprio all’adesione degli stati iberici all’ESM; Piazza Affari ha iniziato la sua risalita in termini relativi. Il rapporto di forza ha assunto inclinazione sempre più positiva negli ultimi diciotto mesi, e ora si colloca ai massimi addirittura dal 2007. Come se i mercati anticipassero analogo ribaltamento nei rapporti di forza macro fra Italia e Spagna.