La fase attuale offre margini di manovra ridotti

Chi fosse dentro, invece, non dovrebbe vender nulla, sempre che i suoi orizzonti siano capaci di giungere almeno sino a luglio. Di E.Macallé

Come s’immaginava, anche la seduta odierna non ha dato alcunché al quadro in corso: non si sale, perché non c’è la forza per farlo, e non si scende perché, come diceva il sommo Dante, “così si vuolse colà dove si puote”. Dovesse continuar così, sarebbe la terza settimana che il mercato vivrebbe nel nulla! Capita: dopo tanto correre, il meritato riposo (…dicono). Quanto ancor possa durare non è chiaro: l’ipotesi per noi più probabile ci obbliga a credere (almeno oggi) che, comunque vadano le prossime sedute, entro la fine del mese, il mercato dovrebbe ritrovarsi su nuovi massimi. Il problema, piuttosto, è come si possa arrivar lassù: o per inerzia o per impulso. Al momento i nostri percorsi non giustificano alcun impulso al rialzo, anzi… non fosse stato per “la mano di dio” saremmo già dovuti scendere. Ed anche di un buon pezzo! E’ ben vero, però, che l’impulso al rialzo dovrebbe ricaricar le proprie pile nei primi giorni della prossima settimana e che, proprio in quella, qualcosa allora potrebbe cambiare. In realtà un cambiamento nello scenario potrebbe concretarsi sin d’ora se, all’improvviso, “la mano di dio” decidesse di non intervenire più per tempo. Nel caso, infatti, potremmo anche assistere ad un incremento della volatilità (in accumulazione, ormai, da due settimane) con tutto quel che potrebbe poi seguirne: in particolare, con alcuni falsi segnali. Operativamente, in una fase come l’attuale, non è possibile far molto: o s’accetta d’andare al rialzo e al ribasso in corso di giornata, sulla base di quel che si vede sui grafici, minuto dopo minuto, oppure si sta fuori nell’attesa degli eventi. Chi fosse dentro, invece, non dovrebbe vender nulla, sempre che i suoi orizzonti siano capaci di giungere almeno sino a luglio. Ci par quasi d’aver detto troppo, però… Quando non accade nulla, infatti, sarebbe meglio starsene zitti (perché non ci sarebbe nulla di più intelligente del silenzio da “affermare”). Anche perché non possiamo escludere che al nulla possa poi seguire altro nulla. Il problema, allora, sarebbe la nostra sopravvivenza, non certo quella del mercato. Ma tant’è, per ora…