Come previsto ed in perfetto effetto contrarian il dollaro si svaluta, come voleva Trump, e pur in presenza di una Fed, che taglierà i tassi già da luglio e forse qualche altra volta nel secondo semestre.

Effetto positivo sulle borse Usa,, ad un passo dai massimi, sopratutto sullo SP500 giunto di nuovo ad un passo dai 2940/2945 punti, ma anche sul Dow e Nasdaq.

Effetto domino su oro poco sotto i 1400, ed Argento, quest'ultimo in rafforzamento anche sopra le resistenze di 15,10/20 e che va alleggerito solo un poco al raggiungimento dei 15,40/50.

Borse Asiatiche in boom con chiusure stamani anche oltre il 2%/3%. Solo in Nikkei più calmo, bloccato dal rafforzamento dello yen contro appunto dollaro, a 107,50/70. Così come l'Europa nel pomeriggio di ieri, con euro forte giunto a rafforzarsi fino a 1,1270/80, contro la moneta Usa. Il range rimane sempre 1,1120/1,1480.

Il nostro mercato ne beneficia quindi ben poco, come il Giappone, con l'export  penalizzato. E quello che Trump voleva esportare di più e limitare le importazioni, con o senza Dazi.

Ma il petrolio per effetto svalutazione dollaro gli sta sfuggendo di mano, e continua a rafforzarsi  verso 54/55 del WTI e 62/63 del Brent.

Ci sarà sua  pressione ulteriore per  tagli produzione nel prossimo OPEC allargato.

Però il VIXSP500 rimane fermo attorno ai 16, non dando cenni di cedimento, almeno per ora. Il che preoccupa.

La giornata di domani, scadenze tecniche delle tre streghe, sta creando qualche anomalia sia sui prezzi, che sui volumi e tendenze dei mercati.