I quasi 100 miliardi di dollari di deflussi registrati a dicembre non sono mai più rientrati, e l’emorragia di maggio è servito a persuadere i più che il mercato azionario è rischioso. Meglio i bond, devono aver argomentato gli investitori.

Aumentano le probabilità di una salutare pausa ristoratrice per i principali indici azionari mondiali. A Wall Street lo S&P è reduce dal conseguimento della prima scadenza ciclica prescritta dal Delta System per questo mese: un massimo, ad evidenza. Il mercato lamenta un certo affanno in termini di sentiment: il Fear&Greed Index segnala appunto condizioni di eccesso di positività, ben supportato dal sondaggio di AAII, che per la prima volta in due mesi evidenzia una prevalenza relativa di Tori.

Venendo dal conseguimento di un nuovo massimo storico ci si sarebbe aspettati una proporzione di Tori parimenti da primato. Evidentemente gli investitori avvertono con particolare sensibilità gli scrolloni, che finiscono per scoraggiare i più: i quasi 100 miliardi di dollari di deflussi registrati a dicembre non sono mai più rientrati, e l’emorragia di maggio è servito a persuadere i più che il mercato azionario è rischioso. Meglio i bond, con il loro confortante rendimento negativo che equivale a perdita certa a scadenza; devono aver argomentato coloro che hanno veicolato verso i Bond Mutual Fund americani qualcosa come 130 miliardi di dollari netti soltanto dall’inizio dell’anno: l’anno migliore per Wall Street dal 1997, quando lo S&P quotava 885 punti. Avrebbe guadagnato un ulteriore 75% nei 33 mesi successivi, senza considerare i dividendi.