Di fatto il rally degli ultimi mesi non ha mai conosciuto soluzione di continuità, con il long stop giornaliero che ha puntualmente contenuto i ripiegamenti del listino. Vedremo se la debolezza delle ultime ore seguirà lo schema proposto finora con successo nel 2019.

Le nuove tensioni commerciali alimentate dall’amministrazione americana, i rinnovati timori di rallentamento economico ispirati dall’aggiornamento delle stime di crescita da parte del Fondo Monetario Internazionale, la stagionalità impegnativa della prima metà di aprile, e dulcis in fundo un consistente ipercomprato; congiurano nell’indurre il generalizzato calo dei listini azionari mondiali.

L’incertezza spinge nuovamente il rendimento del T-Note decennale sotto il 2.50% e lo yield del Bund di pari durata in territorio negativo, mentre il mercato valutario drizza le antenne verso la riunione di oggi della BCE; perpetuando una volatilità ridotta ai minimi storici.

A Piazza Affari la resistenza strategica evidenziata ieri ha ancora la meglio nel respingere l’indice MIB, complice una condizione di ipercomprato, esasperata da una divergenza bearish confermata già 24 ore prima dell’ultima seduta. Di fatto il rally degli ultimi tre mesi non ha mai conosciuto soluzione di continuità, con il long stop giornaliero che ha puntualmente contenuto i ripiegamenti del listino. Vedremo se l’abbozzata debolezza delle ultime ore seguirà lo schema proposto finora con successo nel 2019.

Torniamo a Wall Street. Ieri lo S&P500 ha interrotto una sequenza di otto sedute positive di fila, mantenendo al +15.5% il progresso da inizio anno. Si tratta pur sempre della quinta migliore partenza storica, dopo 67 sedute. Dal 1928 si contano 13 casi di saldo a doppia cifra percentuale, a questo punto dell’anno; ed è interessante verificare cosa sia successo allo S&P fino alla fine dell'anno in circostanze simili.