Come rilevava il Wall Street Journal l’altro ieri, mai perlomeno dal 1984 i citati mercati hanno conseguito una simile performance. Sarà arduo, per i money manager, spiegare ai sottoscrittori come mai sia stato portato a casa ben poco.

Mentre aspettiamo che scorra questa settimana stagionalmente faticosa per il mercato azionario, rileviamo di passaggio come gli investitori stiano per contabilizzare uno degli anni migliori della storia.

L’ultima volta che lo S&P500 ha vantato una performance superiore al 20% alla fine del terzo trimestre, a fronte di un mercato obbligazionario in tale spolvero da vedere il rendimento dei Treasury calare di almeno un punto percentuale; risale al 1995. Ma quest’anno petrolio e oro si sono apprezzati rispettivamente del 17 e 16 percento, mentre i corporate bond hanno messo a segno il rialzo migliore dal 2016 (high yield) e dal 2009 (investment trade), conseguendo in ambo i casi un saldo a doppia cifra.

Come rilevava il Wall Street Journal l’altro ieri, mai perlomeno dal 1984 i citati mercati hanno conseguito una simile performance. Stiamo vivendo una annata che la corrente generazione ricorderà per sempre. Perlomeno, quella che avrà partecipato a questa generosa vendemmia di risultati.

Sarà arduo, per i money manager fattisi condizionare dai noti fattori esogeni, spiegare ai sottoscrittori come mai sia stato portato a casa ben poco dei ritorni a doppia cifra percentuale conseguiti ovunque. Nessuna asset class nel 2019 ha conseguito una perdita; eccezion fatta, stando al riepilogo settimanale proposto da JP Morgan, per la borsa turca: unica performance negativa fra le 37 forme di investimento contemplate.