Negli ultimi anni molti operatori privati, ma soprattutto istituzionali, hanno avuto performance rovinose scommettendo sulla discesa dei mercati. In realtà i mercati salgono ormai quasi ininterrottamente da 11 anni e continueranno a salire. Essi subiscono, è vero, l'effetto potenziale di in numerose insidie:

  • la tendenza strutturale al calo della domanda aggregata che si riflette nel rallentamento dell'inflazione;
  • il quadro geopolitico è pieno di criticità ad ogni livello: da un lato i numerosi conflitti o minacce di conflitti, dall'altro il quadro politico in senso stretto, con l'impeachment a Trump che procede nel suo iter carico di incertezze, fino al dilagare, in Europa, del consenso per i partiti sovranisti, certo non gradito dai mercati;
  • la guerra dei dazi tra USA e Cina, solo temporaneamente arginata da un accordo tanto hollywoodiano e scenografico quanto efficace sui mercati.

Tuttavia nulla di tutto ciò è in grado o sarà in grado di rallentare, nel breve e nel medio termine, la corsa al rialzo dei listini azionari americani, con effetto a trascinamento su tutti gli altri. Ciò avviene per i seguenti motivi.

La politica monetaria USA, dopo una breve pausa, è tornata ad avere una condizione (livello dei tassi) e un orientamento (direzione dei tassi) ultra-espansivi, con tassi di nuovo bassi e in calo. Il Federal Funds rate è oggi compreso nel corridoio 1,50-1,75%.

La politica monetaria di Eurozona non ha mai smesso di avere una condizione e un orientamento ultra-espansivi, e oltre ai tassi a zero ha ripreso anche forti misure di espansione della massa monetaria e di acquisto di Bond governativi. Oggi i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale sono allo 0%, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale sono allo 0,25% e i tassi sui depositi overnight presso la Banca centrale al −0,50%. Il Consiglio direttivo si attende che i tassi di riferimento si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali fino a quando non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione.

Ciò di fatto produce i seguenti effetti:

  1. sostiene la domanda aggregata, i consumi e gli investimenti, con un minore costo del denaro e una massa monetaria in continua espansione;
  2. aumenta il fair value dei titoli azionari, sia sostenendo il consenso sugli utili futuri, sia abbattendo il valore dei tassi usati per la loro attualizzazione, cioè il meccanismo matematico con cui si riportano ad oggi tali utili futuri;
  3. controlla e argina gli effetti potenziali dei numerosi fattori di rischio geopolitico oggi presenti.

Il rialzo dunque continua e continuerà, come diciamo da tempo, a dispetto di quanti temono il contrario.