A Wall Street, come si ricorderà, i modelli previsionali – fino ad ora puntuali - contemplano un ulteriore aggiustamento, ancora di un paio di sedute, prima che idealmente si ripristino le condizioni ideali per la ripartenza.

Malgrado l’assenza di ulteriori notizie, il mercato azionario globale ha tentato per buona parte della passata settimana di recuperare le perdite sofferte all’apertura del precedente lunedì; quando il Twitter in Chief ha sparigliato ancora una volta le carte, minacciando l’inasprimento dei dazi doganali sulle importazioni cinesi.

In effetti il danno per i listini questa volta è risultato vistosamente inferiore a quanto lamentato a dicembre (-13%) e ancor prima a febbraio (-9%) dello scorso anno. Per cui delle due, una: o il mercato si è assuefatto a questo fattore esogeno – e la percentuale consistente ma più contenuta di money manager che stando al Fund Manager Survey reputano minaccia concreta la guerra commerciale Cina-USA, sta lì a dimostrarlo... - e lo teme sempre meno; o altri fattori (come ampiamente sospettato) condizionano le evoluzioni dei listini. Ad ogni modo i fondamentali di mercato sono adesso abbastanza ridimensionati da scontare questi elementi. I flash PMI attesi questa settimana serviranno ad avere una prima idea circa lo stato di salute della congiuntura economica.

Il ripiegamento di venerdì era atteso, prevedibile. A Piazza Affari gli indici sono alle prese con le prime resistenze (short stop giornaliero). A Wall Street, come si ricorderà, i modelli previsionali – fino ad ora puntuali - contemplano un ulteriore aggiustamento, ancora di un paio di sedute, prima che idealmente si ripristino le condizioni ideali per la ripartenza. L’orbita della media mobile a 200 giorni ha garantito pressoché ovunque la tenuta dei mercati, e in prospettiva la loro ripartenza. Vale anche per l’indice Dow Jones delle borse mondiali, ove fa capolino un setup di ripartenza alquanto affidabile.