Vedremo se questa sera il Nasdaq riuscirà a chiudere con segno negativo per la seconda seduta consecutiva. L'impresa manca ormai da oltre due mesi, ed è foriera di una ben precisa reazione nel medio e lungo periodo.

Continua la politica dei piccoli passi dei listini azionari. Piazza Affari eclissa il picco di inizio giugno con apparente semplicità; e soprattutto, fornendo sempre la sensazione ai ribassisti e a chi è rimasto ad osservare; che non si tratti di nulla di serio.

Le quotazioni però si sono portate oltre l’orbita della media mobile a 200 giorni, oltre la resistenza statica che per diverse settimane ha contenuto il mercato. E nel frattempo continua la successione di massimi e minimi ascendenti. Il minimo che ci si possa aspettare adesso, è un’estensione del rialzo fino alla proiezione successiva già segnalata.

Gli Stati Uniti nel frattempo si concedono un salutare ripiegamento. Stasera vedremo se al Nasdaq riuscirà l’impresa di chiudere in territorio negativo per due sedute di fila: "impresa" che non accade da più di due mesi. In altri termini, è la seconda “siccità” più prolungata della storia quasi cinquantennale di questo indice. Oggi esaminiamo le ripercussioni nel medio e lungo periodo di questo singolare fenomeno.

Intanto però non possiamo fare a meno di rilevare un altro aspetto. Nonostante la seduta nettamente negativa, ieri a Times Square l’Up Volume costituiva il 60% degli scambi complessivi; segno che questa volta la concentrazione di mercato, ben nota, da un lato ha affossato l’indice, dall’altro è stata più che compensata da una sostanziale coralità positiva. Dal 1990 un simile fenomeno – perdita di almeno mezzo punto percentuale, a fronte Up Volume pari ad almeno il 57% del totale – è stato registrato altre 14 volte. Anche in questo caso è utile esaminare il comportamento successivo del mercato.

La prospettiva di ulteriori progressi è confermata dal modello previsionale proposto lo scorso 20 maggio e che sta svolgendo un lavoro spettacolare nell’anticipare l’andamento di Piazza Affari.