L’azione massiccia e coordinata delle banche centrali, e l’intervento risoluto dei governi, hanno consentito al rally di sfuggire dallo script nefasto che si era venuto a generare. Persistono però criticità che rendono legittimi i dubbi su questo recupero.

Per i mercati azionari si chiude una settimana interlocutoria. A brillare sono in modo particolare i listini asiatici, accompagnati da Wall Street. Arrancano viceversa le borse europee, con Piazza Affari che consegue il terzo peggior saldo del G25, dietro Russia ed Arabia Saudita: evidentemente zavorrate dal crollo del petrolio. Malgrado il rimbalzo delle ultime quattro settimane, da inizio anno tutte le borse conseguono risultati negativi: a singola cifra solo per Cina e Svizzera; 10 listini perdono tuttora più del 20%.

L’incertezza non risparmia la speculazione professionale: secondo quanto riporta Bloomberg, nell’ultimo mese tre fondi hedge su quattro denunciano un risultato negativo. Per alcuni gestori – si citano Ray Dalio, Michael Hintze, Adam Levinson ed altri... - si è trattato del mese peggiore di sempre, con alcuni fondi che lasciano sul terreno fino al 40%: una performance senza dubbio stigmatizzabile, per iniziative pensate proprio per proteggere (hedge) gli investitori durante le fasi turbolente del mercato azionario.

I confronti con i crash passati (2008, 1987 e 1929) vanno sfumando sullo sfondo: l’azione massiccia e coordinata delle banche centrali, e l’intervento risoluto dei governi, hanno consentito al rally di sfuggire dallo script nefasto che si era venuto a generare. Persistono però alcune criticità che rendono legittimi i dubbi su questo recupero. Ad esempio al termine della seduta di giovedì a Wall Street l’Up Volume era pari ad appena il 29% degli scambi complessivi: con una seduta dal saldo superiore allo 0.5% da parte dello S&P, questa statistica si colloca mediamente al 74%. In circostanze simili precedenti, la borsa americana due mesi dopo è salita soltanto nel 40% dei casi, conseguendo una performance media negativa: -2.4%. Non è tanto, ma su questi archi temporali dal 1950 in poi l’indice USA ha messo a segno mediamente un rialzo del +1.4%.

Il mercato azionario poggia laddove possibile sulle società tecnologiche ad elevata capitalizzazione. Negli Stati Uniti tutte le compagnie sono salite, ma alcune sono salite molto più delle altre. Un fenomeno analogo si registra in Europa, dove peraltro si nutrono pochi dubbi sulla persistenza della tendenza negativa: a venerdì soltanto poco più del 15%  delle società del MSCI Euro si collocava sopra la propria media mobile a 50 giorni. Un dato infimo, dal momento che l’Eurostoxx50 ha conseguito nell’ultimo mese un progresso a doppia cifra percentuale. Come mostra la figura, prima d’ora un precedente vagamente simile è stato registrato soltanto un’altra volta...