Stoxx600 ed Eurostoxx50 si spingono oltre le soglie che delimitavano una congestione che perdurava rispettivamente da mesi, e da anni. Magari sarebbe ragionevole pretendere una conferma, vista la rilevanza dell’evento.

La settimana post-scadenze tecniche di ottobre si sta chiudendo senza grossi sobbalzi per gli investitori. Malgrado le pressioni stagionali e cicliche, gli indici nella peggiore delle ipotesi mantengono le posizioni; in taluni casi addirittura propongono l’abbattimento di resistenze di lungo periodo.

È il caso ad esempio dello Stoxx600 e dell’Eurostoxx50, spintisi ben oltre le soglie che delimitavano una congestione che perdurava rispettivamente da mesi, e da anni. Magari sarebbe ragionevole pretendere una conferma, vista la rilevanza dell’evento e la perdurata della precedente fase non direzionale; ma è abbastanza evidente come lo schema previsionale portato avanti da tempo, benefici più di conferme che di smentite.

Giacché parliamo di Europa, agli indici a ridosso di soglie strategiche possiamo aggiungere il DAX. In netta ripresa di forza relativa dopo la prima decade di questo mese, l’indice della borsa di Francoforte sta sollecitando ora quello che tecnicamente è l’ultimo argine, a 12900 punti, prima della formazione pressoché automatica di nuovi massimi storici. Si vede che i “germogli verdi” che iniziano a spuntare sul quadro congiunturale, vanno a beneficio di uno degli indici più ciclici del continente.

Negli Stati Uniti lo S&P500 consolida i recenti progressi, mentre la tecnologia consegue un vistoso strappo verso l’alto, risultando il settore migliore della seduta. Eppure sul Nasdaq negli ultimi giorni i volumi sono scesi ai livelli più contenuti degli ultimi anni, in termini – opportunamente – di media mensile. Sulla carta un aspetto patologico che dovrebbe mettere in discussione la recente progressione; ma è proprio così? analizziamo questo aspetto cruciale nel Rapporto Giornaliero di oggi.