Una seduta da -1% sullo S&P500 manca da più di tre mesi. Gli inesperti cercano di sfruttare la sequenza benigna andando short; gli esperti sono ben consapevoli che ciò tipicamente prelude ad ulteriori progressi nelle settimane successive.

I trader dovranno tenere ancora per un po’ da parte il cappellino “Dow 30k”, in attesa di ordinare quello ormai ben più simbolico “COMP 10k”. Gli indici americani infatti si concedono una seduta di riposo, pur conseguendo nuovi massimi storici nell’intraday. Come quegli atleti che si riposano correndo sul posto: giusto per rimanere caldi e pronti a sprintare daccapo.

Sentimentrader rileva una notevole discrepanza fra gli analisti di Wall Street: con un decollo del numero di società di cui è stato rivisto (al rialzo, s’intende) il target price; senza un corrispondente upgrade delle stime di EPS. Analisti tecnici insomma entusiasti, analisti fondamentali sempre tiepidi. E se è vero che l’ultimo episodio simile risale a dicembre 2017, prima di un severo ridimensionamento; è altresì vero che tutti i precedenti furono seguiti da ulteriori progressi nei mesi che seguirono.

«Never short a dull market», è la raccomandazione che si fornisce ai trader neofiti: coloro che, non avendo comprato quando era il momento (ma in undici anni di bull market, ogni momento è stato quello buono...), adesso tentano il colpo della vita vendendo un mercato che apparentemente segna il passo. L’esperienza al contrario suggerisce che rialzi con il bilancino – una chiusura inferiore al -1% sullo S&P500 non si registra da ben 68 sedute – tendono quasi ad autoalimentarsi; mentre i crash avvengono solamente lontano dai massimi di mercato, dopo una distribuzione che francamente nessuno è in grado di scorgere neanche in lontananza.