Never short a dull market

Schierato ideologicamente a sinistra, l'amministrazione Biden è titolare dei primi cento giorni più sfrenati, per il mercato azionario americano, dai tempi di Truman. Lo stallo degli ultimi giorni non deve ingannare: molto probabilmente sarà risolto verso l'alto.

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Schierato ideologicamente a sinistra, l'amministrazione Biden è titolare dei primi cento giorni più sfrenati, per il mercato azionario americano, dai tempi di Truman. Lo stallo degli ultimi giorni non deve ingannare: molto probabilmente sarà risolto verso l'alto.

Gli investitori non si accontentano mai. Prima lamentano la volatilità elevata, che porta lo S&P500 a guadagnare quasi 500 punti nel giro di sei settimane; poi deprecano lo stallo assoluto: con l’indice invariato nelle ultime due sedute, e rispetto a sette giorni fa.

In effetti un mercato dal saldo in valore assoluto non superiore allo 0.2% per due sedute di fila, e incapace di muoversi analogamente nell’arco di sette sedute (la chiusura di ieri è praticamente identica a quella del 16 aprile scorso); è fenomeno inconsueto, anche se non raro. Soltanto un’altra volta questo setup è stato registrato dal 2018 in avanti, mentre fra il 2016 ed il 2017 ha fatto capolino diverse volte.

Quali sono le conclusioni? Tendenzialmente questi congelamenti tendono ad essere seguiti da un ripristino della tendenza rialzista: Never short a dull market, ammoniscono gli americani. Soprattutto, il setup non è mai stato registrato nei nove mesi che hanno preceduto i massimi di febbraio 2020, settembre 2018, maggio 2015, aprile 2011 e naturalmente ottobre 2007. Ciò conferma come sia del tutto arbitrario trarre implicazioni ribassiste da un mercato che ad un certo punto va in stallo laterale.

Sicuramente arriverà il momento del consolidamento, ma prima Wall Street e dintorni miglioreranno i massimi assoluti. Fortunato di un Biden: il neo-presidente degli Stati Uniti ha visto il mercato conseguire una performance del 9% dal giorno dell’inaugurazione della sua amministrazione: più del doppio rispetto al +3.8% mediamente conseguito nei primi cento giorni dei 24 presidenti che si sono avvicendati alla Casa Bianca dal 1929 in avanti. Si tratta di una performance annualizzata di quasi il 15%, che ridicolizza le argomentazioni di chi paventava disastri dalla sconfitta elettorale di Trump (i medesimi che profetizzavano sciagure quattro anni prima, beninteso).

Vista la notevole efficacia dimostrata negli ultimi quindici mesi, continueremo ad usare lo spartiacque tecnico proposto nel Rapporto Giornaliero di oggi come uscita di sicurezza dal mercato azionario americano. Da qui passa l’argine dinamico che ha contenuto le correzioni degli ultimi dodici mesi; laddove la sua penetrazione, all’inizio dello scorso anno, fornì al contrario conferma di un mutamento strutturale che si tramutò in un rovescio senza precedenti.

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