Non c’è niente di più sbagliato di ritenere il mercato a rischio

Certo è che il mercato è in trading range ormai da più di un mese, e tutti ritengono di avere la corretta chiave di lettura. Di G.Evangelista

In attesa che si definisca la natura della prossima scadenza ciclica delineata dal Delta System di Welles Wilder, prendiamo atto della persistente caduta verticale della volatilità, con l’ampiezza delle bande di Bollinger scesa ai livelli più bassi da maggio 2008. In un contesto di fondo ribassista questo elemento suggerirebbe quantomeno cautela, e porterebbe ad aspettarsi un ripristino della tendenza negativa; ma a differenza dell’episodio di un anno fa, l’attuale tendenza di medio periodo del mercato è positiva, e lo è dallo scorso 9 aprile, quando per la prima volta dopo due anni è stato superato lo short stop settimanale. Per cui non si deve escludere un break verso l’alto, magari dopo una falsa partenza in direzione opposta che induca chi attualmente è alla finestra a vendere, favorendo l’ulteriore accumulazione.Certo è che il mercato è in trading range ormai da più di un mese, e tutti ritengono di avere la corretta chiave di lettura: ogni puntata verso l’alto prosciuga progressivamente le riserve di azioni, mentre le flessioni si arrestano su livelli via via più elevati, con i compratori che pertanto si mostrano impazienti di salire a bordo. Qualcuno sta sbagliando nella interpretazione circa la natura di questa pausa.Una cosa è certa. Non c’è niente di più sbagliato di ritenere il mercato a rischio perché sale da molto tempo: dal 1990 in avanti si contano una diecina di casi in cui piazza Affari si è migliorata per sei settimane di fila, e la risposta tipica nel medio periodo sorprenderebbe i più, come è già stato ampiamente commentato. A Wall Street lo S&P500 è salito di oltre il 30% in tre mesi: i precedenti da quando questo indice esiste sono sei, e il seguito può essere giudicato apprezzabile, come commentiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.